Marcello e Olga Franzoso: "In un anno è rimasto tutto fermo"
Ieri è stato l'anniversario della morte di Matteo Franzoso, spentosi dopo due giorni di coma nell'ospedale Santiago del Cile in seguito al terribile incidente sulla pista di La Parva, dove si trovava con la squadra per gli allenamenti preparatori alla stagione.
Oggi i genitori Marcello e Olga Franzoso, dalle colonne di Repubblica, hanno espresso senza mezzi termini il loro rammarico e disappunto nei confronti delle istituzioni, Federazione in testa, per non aver fatto nulla di concreto in tema di sicurezza e supporto agli atleti.
"In un anno è rimasto tutto fermo, non si è fatto un solo passo avanti per accertare le responsabilità per quanto successo. Noi non ci rassegniamo al dolore e all’ingiustizia, ma ci uccide due volte il silenzio del mondo dello sci, quello in cui Matteo è cresciuto."
"La Federazione ci ha cancellato, in 12 mesi non ci hanno più scritto né coinvolto, è allucinante. Il ricordo di Matteo, nel mondo per cui ha dato tutto e su cui ha investito tutto, è finito nella piena omertà di tutti."
"È un anno che pensiamo a dove diavolo abbiamo infilato nostro figlio, in che brutto mondo l’abbiamo mandato a crescere."
"Matteo aveva lasciato loro una possibilità, lo spazio per poter prendere coscienza delle leggi sempre più pericolose di questo sport, e alzare la voce tutti insieme, per primi i campioni che si possono permettere tutto."
"la sua morte non servirà a nulla. L’anno prima di Matteo è morta Matilde Lorenzi, una tragedia simile, e pensate che in termini di norme di sicurezza sia cambiato qualcosa? In questi giorni la nazionale è di nuovo lì, in Cile, la staccionata che ha colpito non c’è più ma vanno sempre più veloci, le misure di sicurezza non sono adeguate. E gli atleti pensate abbiano detto qualcosa?
Uno di loro è morto sulla pista dove si allenano tutti, e non trovano la forza di mettersi insieme a chiedere più attenzioni e sicurezza."
"In questi mesi solo la Guardia di Finanza ci è stata vicina"
Intanto ieri a Predazzo le Fiamme Gialle si sono strette intorno alla famiglia di Matteo, con una cerimonia di commemorazione: c'erano i genitori, il fratello Michele, atleti, tecnici, il generale Antonio Marco Appella, comandante del Centro Sportivo, il generale Raffaele D’Angelo, prossimo a guidare lo sport gialloverde, il colonnello Gabriele Di Paolo, il tenente colonnello Andrea Bergamo e il maggiore Isabella Mancini.
La celebrazione è stata officiata da don Antonio Zimbone, cappellano militare del Comando Regionale Piemonte-Valle d’Aosta della Guardia di Finanza.
La famiglia ha consegnato al Museo Storico della Scuola Alpina alcuni oggetti appartenuti a Matteo.
(mercoledì 16 settembre 2026)











