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TdG - Talenti, team privati, e Squadre nazionali

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Val Gardena
Foto: fis-ski.com
Val Gardena
commenti 5 Commenti icona rss

Ci sono atleti/e che cominciano da children con un team privato e continuano così fino alla WC.

Non sono la regola, ma queste eccezioni diventano talvolta  il paradigma della ‘costruzione di un atleta’.

Se questo atleta vince per svariate volte la Coppa generale, le Olimpiadi ed i Mondiali, la tentazione per giovani atleti che possono permetterselo è quella di applicare il sistema, sperando in risultati analoghi o non troppo distanti.

Ci sono, poi, i team che raccolgono atleti non convocati nelle Nazionali più importanti (austriaci, svizzeri, anche qualche italiano) ed atleti che ‘non hanno’ una Nazionale, perché belgi, olandesi etc

Anche in questo caso, i risultati sono di solito buoni: atleti rinati ed atleti che, dopo anni di discreti risultati, si affacciano infine nel circuito maggiore, la WC, con piazzamenti dignitosi.

Da queste considerazioni, che sono una premessa, nasce una domanda: hanno senso, e se sì quale, le squadre Nazionali?

Noi rispondiamo che hanno senso, e per tre ragioni.

In primo luogo, la squadra Nazionale è un DOVERE dello Stato. Non si può lasciare all’iniziativa privata l’intero onere (ed onore) di tenere alta la bandiera dell’Italia: è l’inno di Mameli ad accompagnare l’emozione del vincitore sul podio, non una canzone di Sanremo.

In secondo luogo, nella Nazionale, come in qualsiasi team, si creano dinamiche relazionali utili alla crescita di tutti: atleti ed allenatori imparano ogni giorno gli uni dagli altri, in un’osmosi continua.

In terzo luogo, ma non per importanza: per un atleta allenarsi con un compagno di squadra molto dotato, diciamo un talento di prima grandezza, è utile per due motivi.

La prima: avere un riferimento cronometrico di assoluto rilievo significa sapere quanta strada si deve ancora fare per arrivare al vertice.

È tuttavia il secondo motivo ad essere più rilevante: avere un campione (o un futuro campione) al proprio fianco serve per far comprendere che i campioni mangiano nello stesso modo, hanno un corpo, si divertono nello stesso modo, hanno le stesse paure, gli stessi sogni, si fanno la doccia come tutti, a volte sbagliano, e cadono come gli altri.

Insomma, avere un campione accanto serve a ‘farcelo vedere’, e ciò attiva dei processi emozionali fondamentali.

Si dice ‘se puoi pensarlo, puoi farlo’, ed è vero.

Io aggiungo ‘se lo vedi in carne ed ossa, sai che è di questo mondo’.

Detto ciò, di campioni ne nascono pochi, e questo è un fatto: lo sport di alto livello, tuttavia, non è fatto solo dai fenomeni assoluti (Hirscher, Pinturault etc).

Dietro a questi, e non ad anni luce, ci sono buoni o buonissimi atleti che fanno a volte un podio, una top 10 o qualche top 30: parliamo, anche in questi casi, di eccellenze sportive: gente che frequenta la WC per dieci anni con buoni risultati, cioè atleti di livello.

Che spesso, o quasi sempre, sono cresciuti guardando un campione, vedendo che più o meno respira come gli altri, che più o meno vive la stessa vita.

Ogni giorno lo hanno ammirato ed hanno sperato, invano, di poter essere come lui, non riuscendoci mai, ma migliorandosi.

Un’ultima considerazione sulle Squadre nazionali: ogni gruppo deve essere un team, deve funzionare come un team, prendendo anche spunto dai team privati.

Le idee circolano, e sulle idee non c’è il copyright. Casomai, a volte, il copyright copre il prodotto di queste idee.


(sabato 15 febbraio 2020)



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    Tutt i commenti disponibili:
    1 | ManuCirce il 15/02/2020 23.32.25
    ... andate a raccontarlo alla Ceccarelli [:D]
    2 | didibi il 18/02/2020 17.02.43
    ManuCirce ha scritto:
    ... andate a raccontarlo alla Ceccarelli [:D]
    sento raccontare da un sacco di gente di questo essere mitologico che sarebbe il team Ceccarelli. Chissà di non poterlo vederlo all'opera anch'io un giorno [:D]
    3 | Katunga il 19/02/2020 10.00.01
    Più che team privati si, team privati no, io sposterei l'attenzione sulla crescita e sullo sfruttamento di questi bambini e ragazzini. E' fuori discussione che questi team privati, ed anche gli sciclub più rinomati, hanno bisogno di risultati per: A) richiamare altri bambini e ragazzini B) attirare gli sponsors Secondo me portare all'esasperazione questi miniatleti significa perderne tantissimi, e magari anche dotati, quando arriva il momento del salto di qualità, esasperati da una vita frenetica che non lascia spazio alla normalità. Prendiamo ad esempio il Golden Team, il ritmo di vita della figlia della Ceccarelli, che riassumo qui sotto, preso da un articolo de La Stampa del 17/01/2017 scritto da Lucia Caretti, con titolo "Lara, una vita da bimba prodigio delle nevi": -5,30 sveglia e ultimi compiti -12,30 uscita da scuola e via in macchina con la nonna da Cesana a Brincon (Francia) con pranzo in macchina -12,45/14,15 allenamenti di pattinaggio -via subito in macchina per le piste da sci -allenamento fino alle 16,30 -17,00 ancora pattinaggio fino alle 20 -cena, studio (?), relax (?), nanna Devo però dire che da una recente intervista mi pare di aver letto che ora alterna sci e pattinaggio, un giorno l'uno ed un giorno l'altro, quindi meno frenesia ma comunque, per me, sempre troppo stress. All'inizio è normalità, gioco, ma poi?
    4 | ManuCirce il 19/02/2020 12.04.12
    Perfettamente d'accordo con te. Quando allenavamo lo sci club Mandello (non certo alla pari col Lecco o col Bormio) avevamo già problemi con i genitori più fanatici che pressavano x più allenamenti e materiali da "squadra"... [:(] E Lara, che tutto questo ce l'ha già, dovrà tener duro per arrivare a Cortina 2026 come programmato dalla mamma [V]
    5 | Jeppo il 19/02/2020 14.28.08
    Assolutamente d'accordo con Katunga. I bambini dovrebbero restare bambini, zero pressioni, zero riflettori, divertirsi quando ne hanno voglia. Non mi piace fare nomi perche` uno non conosce mai le situazioni specifiche, ma visto che abbiamo citato la piccola Lara, a me non e` mai sembrato normale che una ragazzina a 10 anni avesse una pagina Facebook ufficiale in cui veniva gia` brandizzata come futuro fenomeno. Ma il mio non e` ovviamente un j'accuse alla Cecca, cavoli suoi e magari la ragazzina e` felicissima, ma piu` un discorso generale. Per me ad esempio non dovrebbero mai finire da nessuna parte online le classifiche delle gare baby e cuccioli. Quando poi il ragazzino inizia ad avere l'eta` "ragazzi", 12/13 anni, se ne riparla. E parlo anche per esperienza personale, io credo che senza l'assillo del cronometro avrei fatto molta piu` ativita` sportiva. Che dovrebbe essere l'obiettivo numero uno, prima di creare fenomeni. Quello e` una conseguenza. (Vedere recente esplosione degli sport in Regno Unito e Islanda per una conferma).



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