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TdG - Lo sci al tempo del riscaldamento globale

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Garmisch
Foto: facebook.com/skiweltcupgarmisch/
Garmisch
commenti 9 Commenti icona rss

Si dice spesso, per giustificare gare ai limiti del regolamento, e in certi casi oltre il limite dell’opportunità, che lo sci, dopotutto, è sport outdoor.

Affermazione inattaccabile, e ci mancherebbe...

Altrettanto evidente è la considerazione che in un periodo come questo (temperature altissime, scarso innevamento, pioggia, calendario fitto dalla WC alle NJR) la stagione vada comunque portata a casa.

Lo diciamo chiaramente, per evitare fraintendimenti: le gare vanno comunque fatte (se sono al di qua di un livello minimo di decenza...), altrimenti il Circo si ferma.

Vogliamo, tuttavia, dire due cose nel merito.

La prima: nelle parti alte della classifica il rischio è di avere risultati condizionati dalla casualità: gare corte, mancanti spesso di un ‘pezzo’ (che talvolta sarebbe il più tecnico), gare disputate in parte su ‘varianti’ (vedi Garmisch). Quando 15 atleti arrivano entro il secondo dal primo qualcosa non va, è chiaro: il ‘livellamento dei valori’ non giustifica certe classifiche, che sono piuttosto la conseguenza dell’appiattimento delle difficoltà.

La seconda: per chi arriva ‘da dietro’ (in ogni circuito), per chi cioè ha pettorali alti ed è alle prese con gli step che dovrebbero portarlo in alto,  queste gare sono molto penalizzanti. In slalom, ad esempio, non è quasi possibile far risultato, a meno che tutto vada benissimo,  fortuna compresa. E qualcuno, talvolta, pesca il jolly, e non sappiamo dire quanto (e se) ciò  sia meritato.

In conclusione: lo sci al tempo del riscaldamento globale diventa più imponderabile, più capriccioso, più ‘critico’. Gli elementi di incertezza, già presenti per definizione nello sci, si estremizzano, prendendo a volte il sopravvento sui valori in campo.

Nulla di nuovo, chi sa di sci conosce le sue infinite variabili.

In questa stagione, più pazza delle altre, la WC è divertente, perché in WC ci sono i massimi interpreti dello sci e, soprattutto, perché nel massimo circuito si fa di tutto (e a volte qualcosa di più) per garantire il ‘minimo di decenza’ di cui parlavamo.

In tutti gli altri circuiti (EC assolutamente compresa) le cose, invece, non vanno così e gli atleti devono fare i conti con la necessità che lo show vada comunque avanti: assistiamo, così, a distacchi improponibili, che si contano col pallottoliere, figli di condizioni di pista indegne e della necessità di disputare comunque le gare, di ‘portarle a casa’, come si dice. Piste che ‘sì rompono’ dopo il #15, gare che durano ore, atleti che non prendono nemmeno il via, tanto i numeri per considerarla valida ci sono già.

I risultati, in questo caso, sono poco indicativi dal punto di vista tecnico, dunque, ma le classifiche ordinano comunque gli atleti dal primo all’ultimo, decretando crescite e successi, crisi ed insuccessi.

Lo diciamo noi, che possiamo permettercelo, essendo semplici spettatori e commentatori della realtà: dagli atleti avrete mezze frasi (tranne eccezioni...), perché l’atleta non può dire certe cose.

Farebbe, se lo facesse, la figura di uno che è ‘andato piano’ e vuole prendersi delle scusanti.

E, siccome spera che la ruota giri, attende di pescare, prima o poi, il ‘jolly’.

E, siccome ogni atleta è un combattente, sta con la testa bassa, si allena, fa le gare, qualunque cosa trovi sotto i suoi sci, e tace.


(lunedì 3 febbraio 2020)



@RIPRODUZIONE RISERVATA

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    Tutt i commenti disponibili:
    1 | masterA il 03/02/2020 14.24.15
    Articolo che merita molta attenzione e un plauso. E sarà sempre peggio.....
    2 | Grasscutter il 03/02/2020 16.05.30
    masterA, davvero grazie per la gentilezza.
    3 | JeanNoelAugert il 03/02/2020 16.06.05
    Sin dagli anni 80 abbiamo assistito a un progressivo impoverimento delle precipitazioni nevose alle ns latitudini. Questo triste fenomeno era/è sotto gli occhi di tutti quelli che frequentano la montagna e sono appassionati di sci alpino. L'innevamento artificiale sembrava risolvere il problema della stagione sciistica, ma da un lato richiedeva notevoli investimenti, grandi vasche di raccolta acqua, tubazioni, cannoni alimentati con energia elettrica, dall'altro finiva per irrorare stagionalmente ma per anni i prati di sali e sostanze chimiche per favorire l'innevamento artificiale. E tuttavia questi impianti hanno avuto un grande successo in tutte le stazioni sciistiche, purtroppo oggi l'aumento costante delle temperature del pianeta ha portato a una situazione che rende quasi inutili queste costose attrezzature, visto che lo 0° termico si situa spesso anche oltre i 2000mt. Ora(dopo aver assistito al piovoso gigante di Garmisch) piuttosto che insistere a portare la CdM sulle nevi Himalayane, mi domando perché non ritornano in auge quei pannelli di setole di plastica che simulavano la neve e che vennero distesi in varie località, permettendo di sciare (sensazione di sciare su neve fradicia, ma ovviabile con scioline) in ogni stagione e in posti anche "non alpini", io ricordo di aver sciato su una mezza collinetta fuori Rapallo (GE) ed anche di aver corso un SL a San Pellegrino (Vinse Fausto Radici, oltre alla medaglia il primo premio fu un cavallo! Feci terzo con distacco, mi sembra…). La soluzione non è certo quella di creare piste coperte tenute sottozero tipo Dubai (il massimo spreco di energia…), ma l'enorme indotto industriale che si muove intorno al ns sport dovrebbe trovare soluzioni simili (coperture scivolose stendibili su terreno) per permettere non solo la continuazione della CdM ma anche ad allargare il periodo della pratica dello sci fuori stagione ed in località non montane, con grande ritorno turistico, commerciale ed economico. Scusate la lunghezza ma io scenderei sciando anche per le scale di casa [:D]
    4 | Liggg il 03/02/2020 20.17.28
    Fermo restando che secondo me il j'accuse che si autorivolge l'essere umano di essere la causa del riscaldamento globale è unicamente un atto di arroganza, probabilmente anche in malafede per promuovere il "consumismo green": a meno ché i Walser non siano passati con gli sci dal Plateau Rosa o Ötzi dal Rettenbach, probabilmente sono fasi, ma che comunque sono sotto gli occhi di tutti. Rifacendomi al commento di JeanNoelAugert, ricorderei l'incredibile stazione sciistica dell'Alberola (700-1.000 mt slm) a picco sul mare sopra a Genova con vista sulla Corsica... Se il clima tornerà più freddo, chissà, riaprirà... in ogni caso trovo aberrante lo "sci a tutti i costi", dalle piste da sci a Dubai a tutte le sostanze e trucchi per avere la neve. Vogliamo sciare a tutti i costi? Vogliamo gustarci delle belle gare di sci? Si sale di quota, teoricamente si perde 1° ogni 100/150 metri...
    5 | marc girardelli il 03/02/2020 21.22.30
    Effettivamente la meta delle gare di coppa si fanno in stazioni a quote miserabili....tipo 7-800 m.....forse...scludendo Kitz è il caso di alzarsi un po di quota mi sembra...
    6 | Liggg il 04/02/2020 0.28.37
    Se vogliamo scomodare nuovamente la capitale dello sci Dubai, lo stesso Burj Khalifa è più alto di Garmisch, Zagabria, Kitzbühel, Lienz o Kranjska Gora... lì peraltro fare una gara a metà marzo è praticamente tipo Fantozzi quando fissa la settimana bianca ad Ortisei a maggio: "quindi per lo sci, scusi?" "Fai domande da stupidino, eh..." :D :D
    7 | draghetto il 04/02/2020 2.21.29
    JeanNoelAugert ha scritto:
    La soluzione non è certo quella di creare piste coperte tenute sottozero tipo Dubai (il massimo spreco di energia…), ma l'enorme indotto industriale che si muove intorno al ns sport dovrebbe trovare soluzioni simili (coperture scivolose stendibili su terreno) per permettere non solo la continuazione della CdM ma anche ad allargare il periodo della pratica dello sci fuori stagione ed in località non montane, con grande ritorno turistico, commerciale ed economico.
    Fino a quando si continuera' a cercare una soluzione all'interno del modello economico e produttivo vigente, non si verra' fuori dal circolo vizioso che si e' creato. Delegare la soluzione alla tecnologia, vuol dire affidarsi a coloro che ci hanno portato sull'orlo del baratro. Continuando in questo modo, ci saranno problemi ben piu' impellenti che la sopravvivenza della Coppa del Mondo. Ad ogni modo, il trend attuale e' quello di condizioni sempre piu' problematiche per l'organizzazione delle gare sull'arco alpino, probabilmente tra qualche anno sara' necessario spostarsi sull'Himalaya per vedere delle gare di sci "normali".
    8 | JeanNoelAugert il 04/02/2020 15.42.47
    @ Draghetto <<Fino a quando si continuera' a cercare una soluzione all'interno del modello economico e produttivo vigente, non si verra' fuori dal circolo vizioso che si e' creato. Delegare la soluzione alla tecnologia, vuol dire affidarsi a coloro che ci hanno portato sull'orlo del baratro>> D'accordissimo con la prima frase, meno sul pessimismo verso la tecnologia, in quanto credo che la ricerca scientifica/tecnologica ci proponga strumenti e soluzioni, poi la società, l'industria, l'uomo possono applicarle per scopi positivi o negativi. La CdM non è il primo dei problemi del Pianeta da risolvere, ma a noi sta a cuore abbastanza...
    9 | draghetto il 05/02/2020 0.04.47
    Il problema non è la tecnologia in sé, chiaramente, ma il fatto che il progresso tecnologico è quasi sempre controllato da chi ha come interesse primario null'altro che il profitto. Alcune invenzioni/innovazioni sarebbero già disponibili ma non vengono messe in pratica o l'applicazione delle stesse viene procrastinata nel tempo in attesa che possano diventare fonte di maggior profitto. Per fare un singolo esempio, se a Pechino il 100% dei motorini circolanti è elettrico, non si capisce perché lo stesso non possa avvenire altrove.



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