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La Coppa del Gobbo - IV - Levi

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Gobbo C.
Gobbo C.
commenti 6 Commenti icona rss
Lo sci azzurro non attendeva particolari risposte dallo slalom di Levi. La qualità tecnica della prova, il cui tracciato non toglie certo il sonno ai ragazzi, non è tale da fornire indicazioni assolute...anche se iniziare la stagione con un buon risultato sia sempre preferibile ad una non qualificazione o ad una inforcata! L'avvicendamento alla guida degli slalomisti richiede del tempo: il francese Thèolier non ha la bacchetta magica e "quel" tipo di lavoro tecnico intrapreso deve essere perfezionato e consolidato gareggiando! In allenamento va tutto bene...con il pettorale sul petto le cose cambiano! Dunque è necessaria tanta pazienza...Partiamo da Stefano Gross, 23 anni, un solo risultato sinora in slalom in Coppa del Mondo. E' sceso con il pettorale 54 e quando è uscito aveva il 27 tempo intermedio...Ci stava provando! Christof Innerhofer: nei primi trenta secondi di gara aveva il 72/o tempo parziale...Non era certo lo slalomista ammirato ad Amnèville. Cristian Deville: un po' teso nel tratto iniziale, poi ritrova lo smalto della sua tecnica e fallisce la qualificazione per circa quattro decimi...Patrick Thaler: secondo Thèolier il "più a posto tecnicamente" degli italiani, ma ancora una volta non riesce a dare brillantezza alla sua sciata...Giuliano Razzoli scatena la sua enorme potenza sulla neve e nella prima parte "fa paura" (miglior tempo nella seconda manche) Già! Manfred Moelgg: SECONDO ME, patisce il numero 1 di pettorale... Nella prima manche parte con troppo rispetto, si sveglia sul ripido (ottavo tempo) ma ormai è fatta, e la riscossa si interrompe dopo mezzo minuto della seconda manche! Giorgio Rocca, ovvero la gara "ragionata"! Al termine al microfono di Eurosport il capitano degli azzurri ha spiegato con grande lucidità la sua prova, partendo da presupposti di natura tecnica e fisica di cui, ogni atleta, debba essere consapevole. "Ci sono dei limiti che ognuno di noi conosce, limiti che derivano dalla realtà dei mezzi che ciascuno possiede e dal lavoro effettuato..." Un'analisi magnifica, che gli fa onore e che lo rende ancor più grande. A questo punto vorrei tentare di fare una considerazione, un po' difficile, il cui spunto mi è venuto parlando con il collega Alfredo Tradati, dopo aver letto, peraltro, un bellissimo articolo su Ivica Kostelic, che Davide Marta, il bravo direttore di Race, ha pubblicato sull'ultimo numero della rivista. Nel pezzo si parla a lungo della "cultura sportiva e non solo" che ha scandito ed accompagnato il cammino della loro famiglia. Una "cultura" che, sul fronte agonistico, ha reso l'atleta più forte, capace di dominare le proprie ansie, i propri affanni, scacciando i fantasmi, per renderlo consapevole del suo valore e delle sue doti. Prima di uomo e poi di atleta! Ragazzi, non voglio fare un sermone, non ne ho le qualità e non è questa la sede...Ma mi sono chiesto cosa faccia la Federazione, cosa abbia fatto la Federazione in passato per "far crescere" ragazzi e ragazze. Una gioventù meravigliosa che per un sacco di mesi sta lontana da casa, vivendo tante giornate, mesi, tra pali, palestre...e altro! Non parlo dello psicologo che ti aiuta a trovare la forza (quello è un altro aspetto) parlo invece di persone che ti stanno accanto e ti fanno capire come tu ti debba comportare con il pubblico, con gli sponsor, con i media...ti stimolano ad imparare le lingue, ti rendono consapevole della tua figura di atleta! Questo non è compito degli allenatori! Il "bravo" Ravetto e tutta la sua squadra, hanno altre incombenze, ma io penso davvero che se si riuscisse un giorno a percorrere questo sentiero tante manches sarebbero completate e...con tempi di gran lunga migliori!
(martedì 17 novembre 2009)

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    Tutt i commenti disponibili:
    1 | lbrtg il 17/11/2009 17.53.42
    Non posso che condividere quello che dici nel tuo report, Carlo. Ho letto anch'io l'articolo di Race su Kostelic. Fra l'altro gli ha anche "portato bene".![:D] L'unica difficoltà che si potrebbe incontrare, qualora ce ne fosse anche la disponibilità, nell'applicare il metodo Kostelic ai nostri, sarebbe quello del numero di persone al quale proporre l'intervento. Un conto è lavorare su una persona solamente, della quale si conosce tutto, anche perchè si svolge tutto in famiglia ed un altro, è farlo su più persone delle quali non si conosce completamente la storia personale in termini di carattere e capacità di accettare la proposta. O no?
    2 | mauri_63 il 17/11/2009 21.13.23
    al solito un'ottima analisi di Carlo: come non condividere!!! Mi sembra interessante lo spunto dei Team "a conduzione familiare" (naturalmente nel senso migliore del termine..[:D].): probabilmente è corretto pensare che la serenità e la tranquillità che si possono ritrovare in un team del genere sia una buona cura "mentale" per un atleta soprattutto perchè come già evidenziato, da lbrtg, si lavora in un ambito ove sono noti "pregi e difetti". Se sbaglio team del genere ci sono stati anche in passato(girardelli) e anche la bravissima Lara sta lavorando in un contesto del genere.
    3 | franz62 il 17/11/2009 21.50.09
    Bravo Carlo, tutto valido.
    4 | leo85 il 17/11/2009 22.19.35
    Bravo Carlo!!! Ben detto! Anche se io credo che, soprattutto nelle ultime stagioni, che le nostre squadre cn gli allenatori...siano una grandissima famiglia...una famiglia allrgata...d quelle che vanno adesso, sai???[:D][;)] Io credo che a livelo di rapporti personali, le nostre piccole grandiosi squadre, siano insuperabili!!! E i risultati sono arrivati, proprio a livello di squadra...equesta è la cosa più importante!
    5 | otto piedi il 18/11/2009 8.17.48
    ... Però, 'sto Gobbo Carlo... Sembra quasi capirci qualcosa di sci e di uomini! Secondo me è uno di cui sentiremo parlare (anzi, CHE sentiremo parlare!) [:D][;)]... Più che condivisibile l'analisi, sa tanto di sport "romantico e umano", quello che molti di noi hanno come ideale [8)]. Però, richiamando quanto scrive Leo85, mi sembra che in questi ultimi anni nella squadra azzurra i rapporti umani contino un pò di più ed "il gruppo" sia abbastanza coeso ed in armonia [:)]. Certo, una conduzione "familiare" come suggerisce Carlo o anche semplicemente da "gruppo di amici" è ancora un'altra cosa, ma credo non sia un'assetto che si possa studiare a tavolino o decidere tout-court... Bisogna avere gli atleti, gli allenatori ed i dirigenti con una specifica sensibilità, ed avere pure la fortuna di far coesistere tutti questi elementi. ... Nulla toglie, purtuttavia, che fin d'ora si possa lavorare un pò più sull'aspetto "umano" e relazionale e non solo su quello tecnico ed agonistico: anzi, son sicuro che per alcune incertezze e discontinuità sarebbe una vera cura miracolosa [;)]...
    6 | cancliatomic il 18/11/2009 19.02.33
    Ottima analisi[:264]



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