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draghetto
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Il Manifesto, Giovedì 21 Marzo 2024

Ghiacciai di tutto il mondo in allarme: «Occorre una governance globale»

CLIMA. Il World social forum in Nepal. Presente Legambiente. Dalle Ande all’Himalaya dall’Artico alle Alpi, la Dichiarazione di Kathmandu: «Insieme per la giustizia climatica»

Mauro Ravarino

Anche tra gli sherpa dell’Himalaya la preoccupazione per lo stato dei ghiacciai è tanta. Per i loro quanto per i nostri. D’altronde, la crisi climatica avanza senza sosta in tutto il mondo, comprese le vette più ardite. Il cosiddetto «effetto farfalla», nella sua concatenazione globale degli eventi, è sempre più marcato, ma quel momento di intelligenza collettiva che oltre vent’anni fa proprio sulle contraddizioni della globalizzazione puntò un faro, il World Social Forum, è uscito dagli strilli dei media. Quest’anno il Wsf si è svolto dal 15 al 19 febbraio in Nepal, laddove le montagne sono più vicine al cielo. E le montagne sono, per quanto riguarda i mutamenti climatici, hotspot negli hotspot.

VANDA BONARDO, RESPONSABILE NAZIONALE Alpi di Legambiente, ha preso parte alla delegazione italiana, insieme al Cai e ad altre associazioni. Dall’Italia è sbarcata a Kathmandu. «È stata un’esperienza importante, come sempre, di scambio e di conoscenza. Dal confronto con altre realtà, con glaciologi, studenti universitari, comunità locali e ambientalisti, anche con l’ex ministro all’Ambiente del Nepal Ganesh Shanm, sono emerse somiglianze e problematiche comuni tra le Ande, l’Himalaya, l’Artico e le Alpi. Certo, su scale diverse. E, così, è stata esplicitata l’esigenza di una governance globale della criosfera (i ghiacciai, ndr). Spiace solo che, nonostante fossero 90 i Paesi rappresentati e 1.200 le associazioni presenti, la partecipazione europea fosse scarsa, sintomo anche di un disinteresse istituzionale. Come se non avessimo bisogno di fare rete, quando invece i cambiamenti ci impongono un impegno coordinato sull’intero pianeta». Una volontà sintetizzata nella dichiarazione di Kathmandu Insieme per la giustizia climatica e sottoscritta da Legambiente che, vista l’esperienza maturata in Italia – a partire dall’ambientalismo scientifico e dalla campagna Carovana dei ghiacciai, che da quattro anni monitora il loro stato di salute – si è presa l’impegno di farsi portavoce di un’alleanza internazionale per le montagne, in vista dell’anno internazionale della criosfera che si celebrerà nel 2025.

KATHMANDU È UNA CITTÀ A 1400 METRI d’altezza, dotata di un fascino caotico, circondata dagli ottomila e parecchio inquinata. Una fetta della popolazione nepalese è ben consapevole dei rischi dei cambiamenti climatici, li sta vivendo sulla propria pelle. «Gli sherpa – racconta Bonardo – erano sconcertati dai racconti sull’arretramento dei ghiacciai nelle Alpi. Ci sono analogie, tra le due situazioni, nella riduzione dei volumi dei ghiacciai, che negli scenari peggiori potrebbe arrivare a fine secolo all’80 per cento, rispetto ai livelli registrati nella piccola glaciazione avvenuta tra fine Ottocento e inizio Novecento. Ora, siamo immersi nell’antropocene, dove il modello di sviluppo umano incide sulle sorti degli ecosistemi e dell’atmosfera. E la montagna è diventata più pericolosa, a causa del surriscaldamento che la rende un territorio più instabile».

L’HIMALAYA SI TROVA AD AFFRONTARE un allarmante declino dei suoi ghiacciai. «La differenza principale tra Alpi e Himalaya è che la criosfera himalayana è una risorsa vitale per oltre 2 miliardi di persone. Il ghiaccio che fonde è spesso l’unica risorsa per un’economia di sussistenza. Se non c’è acqua, i pascoli non ci sono e gli yak non sopravvivono. In Nepal, le comunità montane si riverseranno nel caos della città, dove le condizioni diventeranno sempre più complicate».

UN TERRITORIO PREZIOSO CHE, INVECE, è sfruttato. Anche sul piano lavorativo, per questo gli sherpa avrebbero bisogno di un sindacato che difendesse i loro diritti: «Sono sfruttati – spiega Bonardo – da un turismo strampalato che, in stile coloniale, crea code sull’Everest, costruisce campi base con saune, tv, ristoranti che servono aragoste. Sfregi alla natura che possono dare un effimero beneficio economico basato, però, sullo sfruttamento delle persone e dell’ambiente».

DURANTE IL WSF, LEGAMBIENTE ha condiviso alcune delle sue attività di punta, dalla campagna Carovana dei ghiacciai al Manifesto per una governance europea dei ghiacciai, fino al report Nevediversa in cui, con dati alla mano riguardanti Alpi e Appennini, si invita alla necessità di ripensare il turismo montano, a partire da quello invernale, in chiave sostenibile. Ed ha presentato il documentario realizzato dal videomaker David Fricano sull’agonia dei ghiacciai alpini. Ha, poi, garantito il supporto reciproco nella realizzazione di buone pratiche di adattamento (il secondo pilastro, insieme alla mitigazione, nella sfida ai cambiamenti climatici), a partire da campagne di informazione e di sensibilizzazione.

«OGGI PIU’ CHE MAI – HA DICHIARATO Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – ogni Paese nella lotta alla crisi climatica deve fare la sua parte a partire dall’Italia. La crisi climatica ha degli effetti enormi sul Pianeta e sull’alta quota, e quello che sta accadendo in montagna avrà effetti importanti anche a valle, vedi ad esempio la siccità. L’emergenza climatica riguarda tutti e su cui bisogna al più presto intervenire con azioni concrete e politiche di adattamento al cambiamento climatico. Il nostro Paese deve dunque accelerare il passo anche in termini di transizione ecologica. Per questo lanciamo un appello al governo Meloni per chiedere politiche climatiche più ambiziose e coraggiose per superare la crisi climatica, tenendo fede sia agli impegni presi alla Cop28 di Dubai sia al messaggio di cooperazione emerso al World Social Forum».

QUEST’ESTATE RIPARTIRÀ LA CAROVANA dei ghiacciai sulle Alpi: «Vorrei – conclude Vanda Bonardo – che proseguisse la dimensione europea della Carovana, sempre in collaborazione con il Comitato glaciologico e con Cipra Italia (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, ndr), promuovendo anche momenti di confronto con altre zone extraeuropee. Con l’obiettivo di portare nel 2025, l’anno internazionale dei ghiacciai, la Carovana magari in Himalaya».

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draghetto
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Inserito il - 22 mar 2024 : 06:29:15   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Il Manifesto, Giovedì 21 Marzo 2024

«Senza le nevicate invernali rischiamo di restare a secco in estate»

CLIMA. Intervista a Francesco Avanzi, del Centro internazionale in monitoraggio ambientale (Cima)

Luca Martinelli

«Per quanto magari noi italiani fatichiamo a pensarlo, la neve che si accumula in montagna in inverno rappresenta una importantissima riserva idrica per la primavera e l’estate, in particolare per Paesi come il nostro, con un clima mediterraneo che vede precipitazioni in autunno, inverno e all’inizio della primavera e poi una lunga stagione secca» racconta Francesco Avanzi. Dopo un post-doc presso la University of California, Berkeley, dal 2019 è ricercatore nell’ambito di Idrologia e Idraulica presso Fondazione CIMA, che sta per Centro internazionale in monitoraggio ambientale, un ente di ricerca senza scopo di lucro e di interesse generale del Paese. Alla Fondazione si deve la misurazione in Italia dell’equivalente idrico nivale, in inglese Snow Water Equivalent, un dato sempre più importante per capire, a partire dall’inverno, quali sono gli scenari attesi nelle stagioni più calde.

Avanzi, dovremmo considerare la Snow Water Equivalent un «parametro vitale»?
In Italia ogni anno tra i 10 e i 13 miliardi di metri cubi d’acqua sono stoccati con le precipitazioni invernali, una sorta di banca dell’acqua che poi fonde mano a mano, solitamente a maggio, giugno e luglio, quando piove meno e fa più caldo. Lo fa con un processo molto lento, che incentiva l’infiltrazione dei suoli, fornendo acqua in modo graduale alla falda. È una cosa diversa rispetto a un nubifragio di pioggia. Cerchiamo di monitorare questo processo perché sapere quanta acqua c’è nella neve in inverno ci dà una cartina di tornasole rispetto alle attese, anche se come ci ha mostrato il maggio piovoso del 2013 le precipitazioni in primavera e in estate possono giocare un ruolo importante.

Da quando avete iniziato le misurazioni? Che trend osservate?
I nostri dati partono all’incirca dal 2010, quindi ancora non possiamo trarre conclusioni su un trend. Altri dataset più lunghi, analizzati dai colleghi del CNR di Torino, mostrano chiaramente un declino della neve sulle Alpi, almeno dal Secondo Dopoguerra. I due inverni 2022 e 2023, poi, sono quelli con meno neve nella storia delle Alpi. I dati relativi alla Snow Water Equivalent che noi sviluppiamo hanno mostrato una profonda variabilità, caratterizzata da molte stagioni con poca neve (2012, 2017, poi di nuovo dal 2022 al 2024).

Quest’anno la situazione è gravissima in Appennino (-78%) e – dopo le nevicate di fine febbraio – un po’ buia sulle Alpi (-21%). La politica s’è accorta del problema?
La nostra sensazione è che da quando abbiamo iniziato a pubblicare questo dato, il primo ad offrire un quadro unico nazionale, c’è molta richiesta: le istituzioni sono attente e recepiscono le informazioni. Il 2022, poi, ci ha insegnato il rischio di siccità estremamente gravi da gestire. Dal punto di vista delle politiche di adattamento, come Fondazione abbiamo scommesso sugli approcci partecipati, prevedendo il coinvolgimento dei portatori di interesse nell’elaborazione di strategie, lo abbiamo fatto ad esempio in Regione Liguria.

È stato un febbraio caldissimo. Come influisce questo sulla neve immagazzinata in quota?
Quest’anno l’abbiamo già visto nella seconda metà di dicembre e poi nella seconda metà di gennaio: l’alternarsi tra nuove nevicate e ondate di calore invernali, un fenomeno a cui eravamo meno abituati in passato, per cui una parte della neve accumulata tende a perdersi rapidamente. A febbraio, poi, le temperature medie sono state 3 se non 4 gradi più alte rispetto al periodo 2011-2021, non al secolo scorso, questo è il vero problema. A metà marzo il Po ha triplicato la quantità di neve che ha nel suo bacino rispetto alla fine di febbraio, da 2 miliardi di metri cubi a 6 miliardi di metri cubi, ma quella neve sta cominciando a fondere. È più utile se l’acqua viene rilasciata gradualmente nei fiumi ed in ogni caso anche questo fenomeno può essere considerato e descritto come un evento estremo: il nulla per molto tempo (a metà febbraio l’equivalente idrico nivale nel bacino del Po era a meno 61%, ndr) e poi la neve tutta insieme.

Date queste premesse che cosa ci aspetta per la primavera estate 2024?
Sicuramente al Nord ha piovuto e nevicato come non capitava da un po’ di anni: si parte da condizioni migliori rispetto agli anni scorsi, ma la primavera sarà più calda della norma e questo oltre a fondere prima la neve porta a un aumento della evapotraspirazione. C’è però tutta la primavera davanti e può arrivare anche il maggio più piovoso della storia. Un discorso diverso riguarda gli Appennini: oggi nel bacino del fiume Tevere c’è un quarto della neve, che ha già iniziato la sua fusione stagionale. Dalla Toscana in giù, la situazione è abbastanza disastrosa. Uno dei problemi principali sono queste siccità da neve calde, situazioni in cui piove invece di nevicare e se nevica non resta al suolo.

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Inserito il - 24 mar 2024 : 22:27:45   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Dopo la polemica, Zermatt-Cervinia non sarà nel calendario della prossima stagione!

Dopo due tentativi senza alcuna gara, la tappa italo-svizzera di Zermatt-Cervinia non sarà nel calendario della prossima Coppa del Mondo.

Zermatt-Cervinia, è finita! La gara transfrontaliera inedita tra Svizzera e Italia ha suscitato molte discussioni dopo i due tentativi infruttuosi senza alcuna discesa, sia per gli uomini che per le donne, nel 2022 e nel 2023. È stata una delle questioni centrali della riflessione sul calendario della prossima Coppa del Mondo. "Stiamo lavorando su di esso, sarà presto completato", ci aveva assicurato Johan Eliasch, presidente della Federazione Internazionale dello Sci, sabato sera a Saalbach al termine della riunione dei capi squadra alla vigilia della discesa maschile (poi cancellata). Secondo i giornalisti svizzeri di Blick, ha avvertito i responsabili dello sci svizzero.

Il calendario sarà ufficializzato a giugno
"Johan Eliasch ci ha informato della sospensione delle competizioni a Zermatt", ha confermato al quotidiano popolare Marko Pfeifer, capo allenatore della squadra maschile della Federazione Austriaca.

L'annuncio è stato diffuso nella serata a Zermatt. "Anche se tutto era pronto dal punto di vista dell'organizzazione, attualmente ci sono così tante questioni fondamentali in sospeso riguardo al futuro calendario della Coppa del Mondo che abbiamo deciso, in consultazione con tutte le parti interessate e dopo aver pesato attentamente i pro e i contro, di sospendere l'apertura dello Speed Opening del Matterhorn", ha annunciato Diego Zuger, direttore commerciale di Swiss-Ski, secondo il sito skiactu.ch.

Dopo le riunioni tecniche all'inizio di maggio a Portoroz in Slovenia, il calendario della prossima Coppa del Mondo sarà ufficializzato all'inizio di giugno durante il Congresso della FIS a Reykjavik, in Islanda.

Tradotto da https://www.ledauphine.com/skichrono/2024/03/24/apres-la-polemique-zermatt-cervinia-ne-sera-pas-au-calendrier-la-saison-prochaine

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Katunga
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Inserito il - 25 mar 2024 : 19:43:57   Permalink al post Invia a Katunga un Messaggio Privato Aggiungi Katunga alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Chissà se avranno inciso i cattivi risultati del collegamento funiviario tra Zermatt e Cervinia.

Franco
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draghetto
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Inserito il - 29 mar 2024 : 03:35:11   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Altro che certificata. La pista da Bob olimpica non è sostenibile

Per Rosa (FdI) la pista da Bob olimpica di Cortina ha il bollino Envision. Ma il nuovo progetto non è mai stato verificato.

27/03/2024 11:21 / Politica

La tanto criticata nuova pista da Bob di Cortina, “che per l’opposizione è inutile e dannosa per l’ambiente, sarà la prima infrastruttura sportiva al mondo ad ottenere la certificazione Envision, che è la certificazione di qualità delle infrastrutture più completa che ad oggi è possibile ottenere”. Così il 20 marzo scorso il vicepresidente della commissione Ambiente e Lavori pubblici, il senatore di Fratelli d’Italia, Gianni Rosa, concionava sicuro in Senato, illustrando i benefici dell’approvando DDL olimpiadi. Un decreto nato per “accelerare la realizzazione delle opere indispensabili per la riuscita delle Olimpiadi Milano – Cortina 2026”, spiegava Rosa, con il suo “Piano degli interventi per complessivi 3 miliardi di euro per circa 110 interventi infrastrutturali.

PER ROSA (FDI) LA PISTA DA BOB OLIMPICA DI CORTINA HA IL BOLLINO ENVISION. MA IL NUOVO PROGETTO NON È MAI STATO VERIFICATO
Anzi, aggiungeva impavido il senatore all’indirizzo delle opposizioni – fermamente contrarie allo scempio di una pista che costerà oltre 120 milioni di euro (contro i già folli 80 preventivati), il cui cantiere ha già causato l’abbattimento di centinaia di larici secolari e che, soprattutto, rischia di non essere pronta per i giochi – che la certificazione Envision “analizza l’opera sotto il profilo dell’efficacia dell’investimento, del rispetto dell’ecosistema, del rischio climatico e ambientale, della durabilità della leadership e del miglioramento della qualità della vita”. Quindi, terminava l’infervorato Rosa: “La famigerata pista di bob, che sarà in parte bonificata, in parte recuperata e migliorata costituirà un fiore all’occhiello per Cortina!”.

Peccato che l’annunciata “certificazione Envison” ancora non ci sia. E non si sa se arriverà mai. La verità (assai diversa da quella riportata da Rosa in Parlamento) è che la società di certificazione terza ICMQ, che applica il protocollo Envision, aveva dato una pre-approvazione nel 2023 al primo progetto della pista di Cortina. In pratica, aveva detto che l’opera sarebbe stata certificabile, in base alle carte che aveva analizzato. Ma, naturalmente, la certificazione vera e propria sarebbe arrivata solo a pista consegnata. Già qualcosa, si potrebbe pensare. Invece neanche quella. Perché di quel progetto del 2023 è rimasto poco (visto che nessuna società ha partecipato ai bandi per realizzarlo). Tanto che del progetto è stata ripresentata una versione “Light”, quella sì appaltata di recente alla Mangiarotti.

I PROGETTI DELLA “VERSIONE LIGHT” DELLA PISTA NON SONO MAI STATI ESAMINATI A ICMQ

Ma i progetti della “versione light” della pista, a quanto risulta a La Notizia, non sono mai stati esaminati a ICMQ. Quindi, niente pre-certificazione… A riprova, il fatto che, come spiegano fonti della ICMQ, “tutte le nostre opere certificate appaiono sul sito envisionitalia.it”. E, spulciando il sito si trova La Gronda di Genova, la Stazione di Pesaro e quella di Cattolica, fino al Parco Eolico di Vaglio. Ma di piste da bob di Cortina neanche l’ombra… Inoltre la società Simico, che fino al DDl al vaglio in queste ore alla Camera, dopo essere stato approvato dal Senato, era titolare di tutti gli interventi, non ha mai detto una singola parola su una certificazione terza. Tutti dettagli sfuggiti a Rosa, evidentemente. E sì, che come vice-presidente della Commissione ambiente del Senato, forse certi dettagli dovrebbe saperli… Ma Rosa, durante la sua apologia olimpica, si è dimenticato di aggiungere anche un altro particolare assai rilevante, riguardante i costi di mantenimento della pista.

Parlando del rischio che i costi di gestione – una cifra tra gli 1,2 e gli 1,5 milioni l’anno – travolgano il bilancio del Comune di Cortina, Rosa ha ricordato che in commissione la vicepresidente di Regione Veneto, Elisa De Berti, “ha chiarito che la gestione sarà a carico della Provincia di Trento e Bolzano, delle federazioni sportive e della Regione Veneto”, per i prossimi 15 anni. Ciò che però ha taciuto è che Trento e Bolzano per la pista useranno i soldi che ogni anno versano nel Fondo Comuni Confinanti. Quindi, a pagare saranno i comuni del Bellunese, rimasti fuori dal circo olimpico. In tutto ciò, ieri è stato approvato alla Camera il DDl, che sposta da Simico ad Anas la gestione dei cantieri.

E una domanda è rimasta inevasa: quanti soldi “sono già stati spesi”, visto che solo “lo spot di lancio della pista, commissionato dalla Simico, della durata di un minuto” andato in onda “è costato 40mila euro”, come ha sottolineato l’on. Luana Zanella (Avs)? Zanella ha anche raccontato di come la “Pizzarotti abbia assunto 90 operai iper-specializzati dalla Norvegia sostenendo che ‘i norvegesi sono abituati a lavorare con le temperature bassissime che fanno a Cortina!”. “Quante storie e fantasie dobbiamo far accompagnare questo progetto sciagurato?”, si è chiesta.



di Andrea Sparaciari

fonte:https://www.lanotiziagiornale.it/altro-che-certificata-la-pista-da-bob-olimpica-non-e-sostenibile/

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"La Francia vuole!" : lo sci di velocità sarà alle Olimpiadi del 2030 nelle Alpi?

Un circuito della Coppa di Francia, Campionati del Mondo, ma finora nessuna Olimpiade. Ma l'ipotesi dei Giochi Olimpici invernali nelle Alpi francesi nel 2030 è nella mente di tutti gli appassionati della disciplina. Incontro con Philippe Billy, rappresentante dello sci di velocità francese presso la FIS.

Lo sci di velocità alle Olimpiadi del 2030 è una possibilità?
"Ufficialmente la Francia non ha ancora ottenuto i Giochi, anche se è l'unica in dialogo mirato con il CIO. A meno di eventi straordinari, possiamo immaginare che la Francia avrà questi Giochi. Se così fosse, possiamo pensare che la Francia, che ha il diritto di introdurre più discipline, decida di aggiungere lo sci di velocità a Vars. È in qualche modo ciò che è stato deciso, ma con condizioni sospensive. Il CIO deve convalidare e accettare la disciplina. Ci sono ancora delle tappe da superare".

Come si aggiunge una disciplina ai Giochi Olimpici?
"Ai Giochi Olimpici ci sono quote di atleti per ogni federazione. La FIS gestisce tutte le discipline dello sci, con la sua quota di sciatori. Se è la FIS a decidere di introdurre una disciplina, deve dimostrare al CIO che quest'ultima è idonea sportivamente... Ma non potendo aggiungere atleti, la FIS deve togliere una disciplina al suo posto. È una scelta difficile. Ma non siamo in questa situazione. La Francia è l'organizzatrice dei Giochi, quindi ha il diritto di avere due discipline non olimpiche. Usa quindi il suo diritto e vuole introdurre lo sci di velocità! E le medaglie non saranno di cioccolato!".

Lo sci di velocità è una disciplina olimpica che può durare nel tempo?
"La domanda che può porsi è: 'Il paese organizzatore dei Giochi del 2034 (probabilmente Salt Lake City), continuerà con lo sci di velocità?' A meno che la FIS non decida di introdurre lo sci di velocità".

Tradotto da https://www.ledauphine.com/sport/2024/04/01/il-reste-des-etapes-a-passer

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La Norvegia presenta un nuovo calendario più ecologico della Coppa del Mondo

La federazione norvegese di sci ha sviluppato un nuovo progetto di calendario chiamato "Change The Course" con l'obiettivo di minimizzare l'impatto ambientale delle squadre di sci.

Dopo una stagione di sci alpino turbata dalle cancellazioni, la federazione norvegese in collaborazione con la società KPMG ha sviluppato un nuovo calendario per la Coppa del Mondo di sci alpino con l'obiettivo di "analizzare e minimizzare l'impatto ambientale delle squadre di sci", secondo il sito del progetto.

I calendari proposti dalla federazione norvegese sono stabiliti per "minimizzare i bisogni di spostamento, avere una probabilità più alta di neve naturale, promuovere il benessere degli atleti e le condizioni di lavoro del personale, e mantenere un grande interesse del pubblico per lo sci alpino il più a lungo possibile durante tutta la stagione".

La società KPMG ha calcolato le emissioni basandosi sul calendario effettivo della stagione 2022-2023 e sul nuovo calendario proposto, deducendo che le emissioni della squadra maschile norvegese potrebbero ridursi fino al 29% delle emissioni totali di viaggio all'anno, mentre le emissioni delle squadre femminili potrebbero essere ridotte del 14%.

Una stagione suddivisa geograficamente
Secondo questo nuovo calendario, la Coppa del Mondo partirebbe dagli Stati Uniti per la prima fase della stagione chiamata "The North America Tour", per evitare alle squadre maschili di attraversare l'Atlantico più tardi. Nella stagione precedente, la Coppa del Mondo iniziava in Svizzera (Austria, ndt) prima di recarsi una prima volta a Beaver Creek (Stati Uniti) a dicembre per poi tornarci a febbraio (Palisades Tahoe e Aspen, Stati Uniti).

Nel calendario proposto, le squadre maschili si dirigono verso le Alpi occidentali prima di Natale e le squadre femminili verso le Alpi orientali. Dopo Natale, il "Classic's Tour" parte in Austria, sia per le squadre maschili che femminili. Questo tour continuerebbe dopo il Capodanno.

A fine gennaio, le squadre maschili si dirigerebbero poi verso le Alpi meridionali, mentre le squadre femminili raggiungerebbero le Alpi occidentali, prima di una pausa di due settimane nel calendario per i Campionati del Mondo. Successivamente, partirebbero per lo "Scandinavia Tour", dove le condizioni di innevamento sono generalmente ancora buone più tardi nella stagione.

Tradotto da https://www.lequipe.fr/Ski/Actualites/La-norvege-presente-un-nouveau-calendrier-plus-ecologique-de-la-coupe-du-monde/1458189

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Inserito il - 04 apr 2024 : 01:51:48   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Infortunio, ritorno, calendario, Winter Legacy: Alexis Pinturault si confida

Infortunatosi al ginocchio sinistro il 12 gennaio a Wengen, Alexis Pinturault è ora immerso nella sua riabilitazione, determinato a tornare in pista per la prossima stagione. Il due volte campione del mondo si è confidato martedì pomeriggio da Courchevel, dove organizza sabato la terza edizione del Winter Legacy.

Alexis, la domanda è banale, ma come stai?

"Tutto procede come previsto. Non ho avuto complicazioni... per ora, aggiungo sempre. Oltre al mio legamento crociato anteriore (del ginocchio sinistro), entrambi i menischi sono stati colpiti, e ho anche avuto una bella lacerazione al polpaccio. Di conseguenza, tutti i tempi si sono prolungati rispetto a un semplice crociato. Ad esempio, sono tre settimane per camminare con le stampelle e ora sono tre settimane in più. Ho avuto un appuntamento con Bertrand (Sonnery-Cottet, il chirurgo) e Stéphane (Bulle, il medico federale) sei settimane dopo l'operazione e sono soddisfatti dei miei progressi".

Quindi è incoraggiante?

"Sì, ma non voglio entusiasmarmi troppo. I medici mi hanno messo in guardia. Non voglio bruciare le tappe. Riesco a flettere di 120 gradi ma c'è ancora molto lavoro da fare. Lo so, lo sapevo, ma quando ci sei dentro sembra interminabile. Ma ora posso fare tutto nella vita quotidiana, comprese - e questa è una novità - le passeggiate in famiglia (con Romane e la nostra figlia Olympe)".

Come si organizza la tua riabilitazione?

"Faccio tre sedute di fisioterapia a settimana ad Annecy, piuttosto attive per lavorare sulle ampiezze. Altrimenti, faccio cyclette, balneoterapia... È vero che ci vuole tempo. Sono anche stato due settimane al centro di riabilitazione di Saint-Raphaël (CERS). Vedremo se tornerò in un centro in seguito. Il mio prossimo appuntamento con il chirurgo alla fine di aprile stabilirà tutto il mio programma".

Dopo aver avuto difficoltà ad accettare questo primo grosso infortunio, sembri aver ritrovato la voglia di proiettarti verso un ritorno sugli sci?

"Sì. Anche se al momento sono molto limitato, sto pensando al futuro. Risalirò sugli sci sette mesi dopo l'operazione, quindi alla fine di agosto. Non sono particolarmente di fretta. È ancora lontano. Con il mio staff abbiamo lavorato sul programma della prossima stagione. Abbiamo stabilito tre piani: A va tutto molto bene, B un po' meno e C più complicato. Dopo, la grande domanda sarà se sarò pronto per Sölden (e il gigante d'apertura alla fine di ottobre) o per la seconda tappa negli Stati Uniti (si parla di Copper Mountain, prima di Beaver Creek). Ma la voglia di tornare è ben presente".

Proprio durante la tua assenza, si è parlato molto del calendario della Coppa del Mondo...

"Lo so, ma ero un po' disconnesso. È chiaro che il calendario deve cambiare. Penso che gli atleti inizino ad essere ascoltati. Ci sono sempre state stagioni con molti infortuni. Quest'inverno ce ne sono stati molti e, soprattutto, hanno coinvolto molti big (Pinturault, Kilde, Schwarz, Vlhova, Shiffrin...). Di conseguenza, la FIS è stata costretta a prendere coscienza della situazione. La FIS ha dovuto riflettere. Di conseguenza, Zermatt-Cervinia è stata cancellata ed è una buona decisione. Gli atleti sono stati ascoltati. Ciò dimostra che si possono fare progressi... ".

Hai spesso ripetuto che creare un calendario ideale non è così semplice...

"So che ci sono molti interessi da considerare. Ne sono consapevole. Ci sono sempre quelli che difendono i loro interessi personali - come in politica -. Io cerco di avere una visione più generale. Ne parlo ogni volta che posso con Fabien Saguez (presidente della FFS), Pierre Mignerey (DTN) o David Chastan (direttore dello sci alpino alla FFS). Ho anche potuto discuterne con Michel Vion (segretario generale della FIS) nelle zone di arrivo ma è un argomento importante che richiede tempo per essere discusso. Sono disponibile a discuterne".

Qual è il tuo punto di vista sui cambiamenti da apportare a questo calendario della Coppa del Mondo?

"Non possiamo continuare a organizzare gare a 500 o 700 metri di altitudine, tranne in Austria dove il clima è più continentale. Schladming non è alta ma le condizioni sono le stesse che abbiamo noi a 1400 metri. Garmisch o Chamonix, secondo me, non sono più possibili. Penso che non si cambierà il cuore del calendario, specialmente con le classiche (Adelboden, Wengen, Kitzbühel, Schladming). Rimangono momenti importanti. Tuttavia, non dovremmo più organizzare due volte la stessa gara nello stesso luogo. Abbiamo bisogno di prestigio ed è la rarità che lo permette. 'Cyp' (Sarrazin) ne ha beneficiato quest'anno a Kitzbühel ed io stesso ad Adelboden (due giganti nel 2021), ma non è necessariamente una buona cosa".

WINTER LEGACY: "UNA BELLA FESTA"

"È la terza edizione. L'evento è ormai ben consolidato. Dobbiamo sempre adattarci alle condizioni, al meteo e alla neve. Quest'anno sembra tutto piuttosto positivo. Il tempo è mite. Il formato funziona e piace. Avremo alcuni ospiti di rilievo (Sarrazin, Allègre, Boe, Miradoli, Direz...). Mancano alcuni francesi perché è il fine settimana dei Campionati Francesi (gigante maschile e slalom maschile e femminile a Megève). È normale che siano lì. L'obiettivo resta quello di fare una bella festa, con convivialità e solidarietà, con la cena di gala e di beneficenza del venerdì. Tra l'altro era il mio compito quello di riempire i tavoli. Il resto dell'organizzazione era nelle mani di Romane".

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Inserito il - 05 apr 2024 : 01:56:51   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Nella discesa femminile dei Campionati Svizzeri ha sorpreso tutte la classe 2006 Fabienne Wenger, che ha battuto diverse atlete di CdM, compresa la certamente talentuosa Delia Durrer. Anche se mancavano i nomi piu' importanti, su tutte Gut e Suter, diventa certamente un profilo da seguire.

Al maschile, invece, vittoria di Mettler.

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rebus
Scio come Franz



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Inserito il - 05 apr 2024 : 13:48:40   Permalink al post Invia a rebus un Messaggio Privato Aggiungi rebus alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Intanto per i gossipari Mikaela diventerà Lady Kilde.

Mi fa piacere, sono proprio una bella coppia.

Luigi

"Delle persone che amiamo ci basta l'esistenza" (N. Gómez Dávila)

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ManuCirce
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Inserito il - 08 apr 2024 : 14:35:47   Permalink al post Invia a ManuCirce un Messaggio Privato Aggiungi ManuCirce alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
La Sofy ha davvero un futuro assicurato come showgirl

https://www.open.online/2024/04/08/sofia-goggia-fiorello-vivarai2-piedi-sinistri-schlein/




Come le persone ti trattano è il loro karma, come tu reagisci è il tuo.
Wayne W. Dyer
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GRINGO
Pronto Hermann vuoi che ti venda i miei vecchi sci?



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Inserito il - 09 apr 2024 : 14:12:52   Permalink al post Invia a GRINGO un Messaggio Privato Aggiungi GRINGO alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Da Race ski magazine Razzoli dovrebbe annunciare in settimana il suo futuro. Sala e Kastlunger proiettati stabilmente verso la doppia disciplina. Gross e Maurberger rischiano di finire fuori squadra.

Modificato da - GRINGO in data 09 apr 2024 14:15:53
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draghetto
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Inserito il - 10 apr 2024 : 01:54:45   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Paco Rassat verra' operato la settimana prossima per un'ernia del disco che gli ha dato problemi per tutta la stagione. L'operazione non dovrebbe compromettere la sua preparazione per la prossima.

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Cyprien Sarrazin ha vinto il Chrono d'Or assegnato da Ski Chrono al miglior atleta francese della stagione degli sport invernali. Un premio significativo, visto che nella stagione appena terminata la Francia ha ottenuto 142 negli sport della neve.

Sarrazin ha naturalmente anche vinto il premio dello sci alpino maschile, mentre per lo sci alpino femminile il riconoscimento e' andato a Clara Direz.

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Il Fatto Quotidiano

Non solo pista da bob delle Olimpiadi: Cortina in piazza contro la cementificazione, dall’ex stazione ai privati all’ennesima funivia

di Giuseppe Pietrobelli | 13 APRILE 2024

A Cortina stanno cominciando a capire quali saranno le ricadute, soprattutto edilizie, delle Olimpiadi invernali 2026. Le associazioni ambientaliste hanno manifestato attraversando il paese con cartelloni e striscioni che denunciano la colata di cemento che ha cominciato ad abbattersi sul centro turistico ampezzano. Ad ogni sosta, una specie di stazione di una via crucis laica, di cui la pista da bob di Ronco è diventata il simbolo. Quella che il governatore Luca Zaia ha definito “la pista più iconica del bob” rischia di diventare la più rappresentativa dello spreco e del disastro ambientale. Ma in questa cornice ci sono anche alberghi, case private, parcheggi, negozi e nuove funivie.

Pista da bob: “E’ un disastro”

“Qui stanno rovinando tutto, è un disastro. Sulla stradina passa un camion ogni cinque minuti, per tutto il giorno. I lavori di perforazione cominciano anche prima delle 7 e finiscono dopo le 22. Non ci sono solo gli alberi abbattuti, il cantiere aperto: chi pensa agli animali a cui tagliano la via nel bosco per andare a bere?”. Cristina Lacedelli porta un cognome famoso, visto che suo padre fu il conquistatore del K2, nel luglio 1954. Adesso vive un calvario quotidiano, appena iniziato. La Pizzarotti di Parma ha aperto da due mesi il cantiere per costruire la pista fortissimamente voluta dal ministro Matteo Salvini e i lavori proseguiranno fino all’ottobre 2025. Lo scenario, alle pendici di ciò che rimane del bosco di Ronco, è impressionante. Il fiabesco laghetto del Bandion, con una sorgente naturale che sgorga dalla roccia, a cui si abbeveravano i cervi, è circondato dai recinti. Dove c’erano i larici secolari, sono rimasti in piedi pochi tronchi spennacchiati. “Ma tra un po’ cominceranno a cadere anche questi – assicura con amarezza Silverio Lacedelli, esperto forestale – è già accaduto con la pista da sci dei mondiali, perché non c’era più il bosco a proteggerli”. Le pendici della montagna sono trasformate in una distesa di terra mossa e in una pista percorsa dalle betoniere. È evidente che siamo soltanto alle fasi preliminari, visto che le interferenze con le reti luce, gas, acqua e telefoni non sono ancora state spostate. “Siamo in ritardo di almeno due mesi” assicura Silverio Lacedelli.

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