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Katunga
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Inserito il - 04 mar 2024 : 14:15:16   Permalink al post Invia a Katunga un Messaggio Privato Aggiungi Katunga alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
franz62 ha scritto:

Però prima ero in centro e Bogner ha aperto negozio nuovo su tre piani dove il falegname avrà usato 500 Larici, legno ovunque.

Ho letto che a Cortina taglieranno 560 larici e 260 tt6a arbusti e piccole piante, ma pianteranno 10.000 nuovi larici. Così vissero tutti felici e contenti, il Cio, il Coni, il governo, il comitato organizzatore, Zaia, la natura e per finire anche il falegname chr potrà arredare nuovi negozi Bogner

Franco
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Inserito il - 04 mar 2024 : 23:48:31   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Giovedi' prevista una conferenza stampa di Lucas Braathen a Salisburgo presso la sede di RedBull. Secondo le indiscrezioni potrebbe annunciare il suo ritorno in CdM oppure la sua partecipazione al Freeride World Tour.

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Inserito il - 07 mar 2024 : 02:35:51   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
PFAS nelle acque, in Piemonte esposti in Procura: “La Regione nasconde i rischi per la salute”

6 MARZO 2024 – 9:30

Dopo aver condotto un’inchiesta che ha fatto luce sulla presenza di PFAS – sostanze poli e perfluoroalchiliche – nelle acque potabili di decine di comuni in tutto il Piemonte, negli scorsi giorni l’associazione Greenpeace Italia ha ufficialmente presentato quattro esposti alle Procure di Torino, Ivrea, Alessandria e Novara, chiedendo alla magistratura di prendere “tutti i provvedimenti cautelari del caso” al fine di “impedire che si continui a somministrare alla popolazione acque contenenti PFAS”. Nella denuncia, Greenpeace ha sollecitato i magistrati ad accertare se, considerato lo stato di inquinamento permanente delle aree in questione, “sussistano le condizioni per ipotizzare i reati di disastro ambientale o innominato”, nonché per “omissione di atti d’ufficio conseguente il mancato rispetto della normativa sull’accesso agli atti”. Nonostante lo spaccato emerso dall’indagine di Greenpeace, negli ultimi giorni l’assessore alla Sanità Luigi Icardi ha cercato di rassicurare la cittadinanza in merito alla sicurezza delle acque potabili, chiudendo alla possibilità di avviare un monitoraggio delle acque in Piemonte.

Nel suo rapporto, Greenpeace aveva utilizzato 671 campioni di acqua a uso potabile, analizzati tra il 2019 e il 2023, in cui è stata riscontrata la presenza di PFAS nel 51% dei casi. L’associazione aveva registrato una maggiore concentrazione di PFOA (acido perfluoroottanoico appartenente agli PFAS, che recenti studi hanno classificato ccome cancerogeno per l’uomo) in provincia di Alessandria, attestando che in 5 comuni dell’area – Alzano Scrivia, Castelnuovo Scrivia, Molino dei Torti, Guazzora e Tortona -, vi era contaminazione in tutti i 24 campioni raccolti negli anni, mentre nella città di Torino la presenza di PFAS era stata riscontrata in 77 dei 291 comuni, con il 45% dei campioni positivi. Greenpeace aveva inoltre raccolto 15 campioni in altri comuni delle province Piemonte presso “luoghi sensibili” come fontane e parchi, registrando in 5 casi la presenza di PFAS e, in un caso – quello del comune di Galliate in provincia di Novara -, anche di PFOS, una molecola del gruppo PFAS classificata come possibile cancerogeno.

Uno degli esposti presentati da Greenpeace concerne l’operato della Regione Piemonte. L’associazione lamenta infatti che, dopo aver presentato richiesta per poter prendere visione degli esiti delle verifiche sulla presenza di PFAS all’interno delle acque potabili, la Regione ha risposto attraverso una lettera formalmente redatta dal Settore Servizi Ambientali che “le informazioni richieste non sono in possesso della Regione Piemonte”, invitando a chiedere i dati ai gestori. “Le possibili spiegazioni sono due – ha replicato in una nota Greenpeace -. O il massimo ente regionale in materia ambientale e sanitaria non è al corrente dell’operato dei propri organi tecnici (ARPA e ASL Alessandria), oppure la Regione non ha rispettato la normativa vigente sull’accesso agli atti, rendendosi così responsabile del reato di cui all’art. 328 del codice penale”. Greenpeace chiede inoltre alle Procure di indagare i motivi per i quali, finora, “chi dovrebbe garantire la sicurezza della cittadinanza si è limitato a cercare di sminuire il problema, sostenendo che i valori che abbiamo rilevato sono nella norma”. A metà febbraio, in seguito all’uscita del rapporto di Greenpeace, l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi, ha infatti dichiarato che «le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), nell’acqua degli acquedotti piemontesi, risultano a livelli fortemente inferiori ai limiti previsti dalla legge» e che «l’acqua analizzata rispetta i parametri di potabilità e non si ipotizzano rischi immediati per la salute». «Difficilmente – ha concluso – saranno introdotti obblighi di controllo aggiuntivi sulle acque».

«I nostri esposti confermano quanto la situazione PFAS in Piemonte sia fuori controllo – ha spiegato per contro Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia -. La Regione, il massimo organo sanitario, sembra non essere a conoscenza dell’operato delle proprie agenzie o si macchia di un reato per non rispondere alle istanze di Greenpeace. Nell’alessandrino gli enti pubblici hanno permesso per anni l’erogazione di acqua contaminata e si sono attivati solo dopo l’interessamento di Greenpeace e solo in alcuni comuni. Tutto questo è inaccettabile». “I PFAS finora sono stati trovati nelle acque potabili di diversi comuni del Veneto, della Lombardia e del Piemonte. Ma a causa della loro persistenza, con l’inquinamento da PFAS nessuno può considerarsi al sicuro – ha scritto ancora Greenpeace nel comunicato in cui ha reso nota la presentazione degli esposti –. Per questo chiediamo al nostro governo, al parlamento e ai ministeri competenti di varare un provvedimento che vieti l’uso e la produzione di PFAS in tutta Italia”.

Alla fine dello scorso anno, un’équipe di trenta scienziati dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) hanno fatto luce sul nesso tra esposizione a PFAS e insorgenza di tumori all’interno di una ricerca effettuata per la rivista The Lancet Oncology. In base a “prove sufficienti di cancro negli esperimenti sugli animali e di prove meccanicistiche forti nell’uomo esposto”, i ricercatori hanno sancito che i PFOA sono “cancerogeni per l’essere umano”, affermando che essi debbano essere inseriti all’interno del gruppo 1 delle sostanze che possono causare neoplasie; i PFOS, invece, sono stati fatti rientrare nel gruppo 2B (a cui in precedenza appartenevano i PFOA), in quanto “possibilmente cancerogeni”.

[di Stefano Baudino]

fonte:https://www.lindipendente.online/2024/03/06/pfas-nelle-acque-in-piemonte-esposti-in-procura-la-regione-nasconde-i-rischi-per-la-salute/

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Inserito il - 07 mar 2024 : 23:08:14   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Il norvegese Lucas Braathen fa il suo ritorno sotto i colori del Brasile

Lucas Pinheiro Braathen farà il suo ritorno già dalla prossima stagione sulla Coppa del Mondo di sci alpino, ma sotto nuovi colori, quelli del Brasile, il paese di sua madre.

Lucas Braathen è tornato! Dopo il suo sorprendente ritiro annunciato lo scorso ottobre a Sölden, il campione norvegese sarà di nuovo sulle piste di Coppa del Mondo la prossima stagione, per il Brasile. Una decisione che ha appena annunciato durante una conferenza stampa presso l'Hangar-7, a Salisburgo, insieme ai suoi sponsor e al presidente della Federazione brasiliana dello sci, Anders Pettersson.

Lo sci gli è mancato
Tutto era stato pianificato nei minimi dettagli. La conferenza stampa si apre con l'apparizione di Alexandra Meissnitzer, ex sciatrice austriaca e padrona di casa dell'evento. Nell'Hangar-7, situato all'aeroporto di Salisburgo, Lucas Braathen esce da un piccolo aereo e scende dalla scala per trovarsi tra Formula 1, aerei e diverse auto del suo sponsor, Red Bull. L'annuncio in portoghese lasciava poco spazio ai dubbi, lo sciatore avrebbe ripreso l'agonismo sotto i colori del Brasile, il paese di sua madre.

Viene proiettato uno spot pubblicitario Oakley dominato dal verde e dal giallo e un messaggio alla fine "Vamos dançar!", che significa "andiamo a ballare". Il resto della conferenza stampa è un dialogo con domande e risposte tra Alexandra Meissnitzer e il presidente della federazione che ora rappresenterà. Quest'ultimo racconta la fortuna di un paese così piccolo nello sci di avere un tale atleta. Braathen racconta che la sua decisione di lasciare il Grande Circo Bianco all'inizio dell'inverno è stata quella giusta ma che lo sci gli è mancato: "Alzarsi al mattino, senza voler essere il migliore del mondo nella propria disciplina, è stato difficile". Dopo aver risposto ai giornalisti presenti sul posto in inglese, tedesco, norvegese e portoghese, sarà ora di tornare ad essere uno sciatore professionista.

Prime reazioni al suo ritorno
Al momento, non ci sono piani di allenamento, poche informazioni sulla sua futura struttura, con la possibilità di allenarsi con altri gruppi o altri atleti solitari, come lui. Lo sciatore di Oslo e di San Paolo ha anche svelato il suo nuovo casco, con i colori di Red Bull e con una grande bandiera brasiliana. "Mi rappresenta" ha dichiarato l'interessato.

Le reazioni affluiscono sotto il post Instagram che annuncia il suo ritorno, con Alice Robinson che gli dà il benvenuto nell'emisfero sud. L'ex sciatore italiano Massimiliano Blardone scrive semplicemente "Ti aspettiamo". La Federazione Internazionale dello Sci ha reagito immediatamente postando un breve video sui suoi social media.

Tradotto da https://www.ledauphine.com/skichrono/2024/03/07/lucas-braathen-sera-de-retour-des-la-saison-prochaine-sous-les-couleurs-du-bresil

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Inserito il - 07 mar 2024 : 23:20:06   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Pettorali, struttura, allenamenti? Le domande sul ritorno di Lucas Braathen


Lucas Braathen ha annunciato giovedì scorso il suo ritorno sulla Coppa del Mondo di sci alpino dopo una stagione bianca. Lo sciatore ha scelto di rappresentare il Brasile, il paese di sua madre. Esaminiamo diverse domande riguardo a questo ritorno dopo il ritiro.

È ora ufficiale, Lucas Braathen tornerà la prossima stagione sulla Coppa del Mondo di sci alpino. Addio Norvegia, benvenuto Brasile. Infatti, il ventitreenne non indosserà più la tuta norvegese ma quella del Brasile. Perché questo paese? Semplicemente perché possiede la doppia cittadinanza, sua madre essendo brasiliana. Una scelta molto logica ad ascoltarlo e una nuova sfida per lui: far brillare il Brasile e i suoi 200 milioni di abitanti sul Grande Circo Bianco. Una sfida alla sua portata ma ci sono comunque delle domande riguardanti il suo ritorno allo sci di alto livello.

Con quali pettorali?
Con quale numero di pettorale ritroveremo Lucas Braathen? Due possibilità si offrono a lui. Se la federazione norvegese dello sci accetta il trasferimento della licenza del neo-brasiliano, questo faciliterà il suo ritorno. Perché? Conserverebbe i suoi punti FIS nello slalom e nello slalom gigante e partirebbe quindi con il pettorale 31 nelle prove tecniche. In caso contrario, Lucas Pinheiro Braathen dovrà ottenere una nuova licenza e perderà tutti i suoi punti FIS, costringendolo a partire per ultimo in ogni gara. La richiesta di cambio di nazionalità deve essere fatta entro il 1° maggio. La giovane stella dello sci alpino non può in ogni caso ripartire con un pettorale compreso tra 1 e 7. Il regolamento della FIS stabilisce che i punti WCSL vengono tolti automaticamente dopo un anno senza gare FIS (articolo 22.3.3). Braathen rientra in questa categoria.

Con quale struttura di allenamento?
Lucas Braathen è stato evasivo riguardo alla sua futura struttura. Ha semplicemente detto che sarà "unica, qualcosa che non si è mai visto". Il brasiliano vuole circondarsi di persone fidate e che hanno "buone vibrazioni" secondo le sue parole. I giornalisti presenti giovedì mattina a Salisburgo per la sua conferenza stampa gli hanno posto la domanda sui suoi allenamenti e in particolare con chi li condividerà. Al momento, non ci sono risposte precise ma diverse opzioni si aprono per lui come integrarsi con gruppi o unirsi ad altri sciatori che si allenano da soli, come il greco AJ Ginnis. Non c'è dubbio che sarà aiutato dai suoi sponsor più vicini come Red Bull, Oakley e Atomic, perché una tale struttura costa molto, senza contare i numerosi spostamenti durante tutto l'inverno.

Qual è il suo livello?
Quale potrebbe essere il suo livello all'inizio della prossima stagione invernale? Impossibile saperlo oggi, ma quello che sappiamo è che non ha sciato molto dall'annuncio del suo ritiro lo scorso autunno. È stato visto sfilare alla Fashion Week, ha creato il suo paio di sci in edizione limitata, è stato DJ durante una serata a Kitzbühel. Il suo inizio d'inverno è stato completamente sotto il sole brasiliano, lontano dalla neve e dalla competizione. Lucas Braathen usciva da una stagione straordinaria (vincitore della coppa del mondo di slalom) e praticava uno sci eccellente ma ora dovrà abituarsi nuovamente alla vita da atleta di alto livello. Che il carioca recuperi rapidamente il suo livello è una possibilità, il fatto che ci voglia più tempo del previsto è un'altra.

Quale accoglienza per questo ritorno?
Il suo ritorno è stato estremamente ben accolto da tutto il mondo dello sci. La FIS ha immediatamente pubblicato un piccolo video, alle 11 quando l'annuncio era diventato ufficiale. "Ci sei mancato e speriamo di vederti la prossima stagione" ha comunicato l'organo internazionale. Altri sciatori hanno reagito come Alice Robinson, Alex Vinatzer, Armand Marchant, Victor Muffat-Jeandet ma anche il suo amico Atle Lie McGrath: "Sono così felice di vederti tornare. Quando scrivevo di te dopo il tuo ritiro, avevo le lacrime agli occhi. Sto scrivendo questo con un sorriso sul mio viso". Lucas Braathen dovrebbe quindi tornare sulla Coppa del Mondo a Sölden, dove tutto era finito lo scorso ottobre.

Tradotto da https://www.ledauphine.com/skichrono/2024/03/07/dossard-structure-entrainements-quelles-questions-apres-le-retour-de-lucas-braathen

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Inserito il - 08 mar 2024 : 01:14:43   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Il Manifesto, Giovedì 7 Marzo 2024

Ultimo ricorso al Tar per bloccare la pista da bob

MILANO-CORTINA 2026. Il 19 febbraio scorso, in sordina, sono iniziati i lavori per la costruzione della contestatissima pista.

Serena Tarabini

Il 19 febbraio scorso, in sordina, sono iniziati i lavori per la costruzione della contestatissima pista da bob, skeleton e slittino di Cortina d’Ampezzo da utilizzare per prossimi giochi olimpici invernali. Al momento a farne le spese sono le centinaia di larici abbattuti per fare spazio al nuovo impianto: a parte il taglio e lo spostamento dei tronchi, non si sono visti altri movimenti. Questo secondo quanto riportato dalla nutrita rete di realtà singole e collettive che continua a denunciare la problematicità di un progetto ritenuto da subito inutile e dannoso.

A MAGGIOR RAGIONE ADESSO, a meno di due anni da Milano-Cortina 2026, un tempo limitato per avere la certezza che una nuova pista, sicura e collaudata, possa essere pronta per l’inizio dei Giochi. Nonostante la riformulata tabella di marcia, che prevede lavori dal 19 febbraio 7 giorni su 7, collaudo preliminare nel marzo 2025 e ultimazione a ridosso dell’evento.

FRA LE AZIONI MESSE IN CAMPO dal fronte della protesta, i ricorsi al Tar. L’associazione Italia Nostra lo ha presentato la terza volta, per motivi aggiunti essendo che il progetto nel frattempo è stato modificato, mancando i tempi per la realizzazione di quello originario. La parmense Pizzarotti, l’unica impresa che si è presentata alla gara dopo che le due precedenti erano andate deserte, si è aggiudicata l’appalto di 85 milioni per realizzare una struttura «light» che secondo l’organizzazione ambientalista risulta persino più impattante della precedente, venendo a mancare quella mitigazione a verde annunciata a suo tempo.

«È CHIARO COME NEL CASO in esame – si scrive nel ricorso – il progetto esecutivo ha apportato tali e tante innovazioni, anche sotto il profilo ambientale che il loro recepimento avrebbe dovuto avvenire in sede di nuovo progetto definitivo, e tale progetto definitivo avrebbe dovuto essere sottoposto all’esame degli enti preposti al rilascio delle prescritte autorizzazioni e approvazioni». Ma quando il tempo scarseggia questi sono dettagli, come tutte le altre illegittimità segnalate dal ricorso, a partire dalla determina di nomina del commissario straordinario, in quanto priva, rispetto alle nuove soluzioni, di due livelli successivi di approfondimenti tecnici: il progetto di fattibilità tecnico-economica e il progetto esecutivo. Il ricorso prosegue segnalando: l’adozione della determina di affidamento dell’esecuzione dei lavori in assenza di autorizzazione paesaggistica, intervenuta solo successivamente; violazione o quantomeno «eccesso di potere per difetto di istruttoria, carenza di motivazione e confusione procedimentale» per la nota della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio in quanto, osservando attentamente la tempistica, da una parte non si capisce come si siano potuti esaminare in un solo giorno centinaia di file progettuali, che comportavano rilevanti modifiche al progetto originario e al territorio, in un’area a rilevante vincolo paesaggistico e completamente circondata da un sito Unesco; dall’altra si rilevano contraddizioni nel parere stesso della Soprintendenza, ove sono evidenziate le criticità paesaggistiche e monumentali ancora presenti nel progetto esecutivo ridotto. Ampliamente documentata e in violazione a una serie infinita di leggi è poi l’indeterminatezza della superficie di reale deforestazione necessaria per la realizzazione dell’impianto.

IL RICORSO E’ ANCHE L’OCCASIONE per ritornare su una lacuna concernente l’intero complesso di opere e interventi rientranti nel programma per la realizzazione della manifestazione sportiva, ovvero la mancanza della Vas, quel processo di valutazione integrata e partecipata a devono essere sottoposti i piani e programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale.

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Inserito il - 10 mar 2024 : 03:06:18   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
"Sembrera una grossa barzelletta": Armand Marchant critica la FIS dopo la cancellazione dei tre slalom

Il belga Armand Marchant ha espresso la sua opinione questa settimana sui social media. Lo slalomista, non qualificato per la finale della sua disciplina a Saalbach (Austria), denuncia la mancata riprogrammazione dei tre slalom cancellati in questa stagione.

"E' una cosa difficile da digerire". Con queste parole Armand Marchant inizia un lungo messaggio pubblicato sui social media giovedì 7 marzo. Il belga denuncia la mancata riprogrammazione dei tre slalom annullati a causa delle condizioni meteorologiche di questa stagione. "Tre slalom cancellati, quasi un quarto delle gare di questa stagione", scrive lo slalomista di 26 anni, che vanta due top 10, nessuna questa inverno.

"Quando il primo è stato annullato il 10 dicembre (quello del Critérium de la Première neige, ndr), e a marzo la FIS ''non ha trovato spazio per riprogrammarli'', cosa che sembra sorprendente visto che le gare di slalom non sono le più difficili da organizzare..." Armand Marchant "non può restare in silenzio di fronte a quanto sta accadendo in questo momento".

"Sembrerebbe che lo sci non appassioni più la FIS"
Il decimo ai Mondiali di Cortina d'Ampezzo (2021) ha parole dure contro l'istituzione. "Sembrerebbe una grossa barzelletta investire tutto il tuo tempo, i tuoi soldi, la tua energia e molto altro ancora perché la FIS abbandoni così. Sembrerebbe che lo sci non li appassioni più. È difficile per me vedere uno sport così bello andare in questa direzione così negativa".

"Come potrebbero i fan continuare a seguire e interessarsi alla Coppa del Mondo della FIS quando ci sono state 12 cancellazioni tutto l'inverno e solo tre riprogrammazioni", continua, citando tutte le discipline. Un argomento che ha generato numerosi dibattiti, soprattutto riguardo alla velocità.

"Spero in una migliore organizzazione la prossima stagione", conclude. Ricordiamo che la stagione di Armand Marchant è finita, non essendo riuscito a ottenere il biglietto per la finale dello slalom a Saalbach.

KEELY CASHMAN: "QUALCOSA DEVE CAMBIARE"

Keely Cashman ha a sua volta pubblicato un lungo messaggio sul suo account Instagram per protestare contro la FIS. Oltre alle 9 gare non riprogrammate, la giovane americana si lamenta dell'equità, soprattutto sull'ultima gara a Kvitfjell dove le sciatrici sono state fatte scendere in condizioni molto diverse. Il super-G era stato addirittura interrotto definitivamente prima del passaggio degli ultimi 7 dorsali, lasciando le ultime sciatrici ad attendere 3 ore nell'area di partenza invano.

Tradotto da https://www.ledauphine.com/skichrono/2024/03/09/on-dirait-une-grosse-blague-armand-marchant-demonte-le-calendrier-de-la-fis

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Olimpiadi. Cominciato il taglio di 4.500 larici

mercoledì 6 marzo 2024

Il bob è una delle discipline delle olimpiadi invernali. In Italia nessuno, o quasi, pratica questo sport. La pista costruita a Cesana per le Olimpiadi del 2006 è un monumento allo spreco, alla distruzione di risorse per l’interesse di pochi signori del cemento e del tondino.

Potevano utilizzarla per il 2026 oppure usare quella di Saint Moritz, un’ora di distanza da Cortina. Alla fine il comitato d’affari che sta assorbendo enormi risorse pubbliche per fini privatissimi l’ha spuntata. É passato il progetto “light” di Salvini, con assegnazione diretta dell’appalto: si spende un po’ meno, si taglia un po’ meno, ma la sostanza non cambia: un’altra pista per uno sport che in Italia praticano non più di 50 persone.
E al danno potrebbe unirsi la beffa. Se tra un anno il Comitato Olimpico Internazionale dovesse bocciare la pista di Cortina, la scelta cadrebbe su Saint Moritz, cui Cortina dovrebbe ovviamente pagare gli oneri di utilizzo.
Da diversi giorni, nonostante le proteste, è iniziato il taglio di 4.500 larici nell’area in cui verrà costruita la pista da bob.

Secondo Infrastrutture Milano Cortina spa, la società che gestisce l’appalto sarebbero stati tagliati in pochi giorni gli stessi alberi che in media vengono abbattuti in 12 anni. Questa dichiarazione, effettuata per tranquillizzare sull’entità del danno ambientale e paesaggistico, finisce paradossalmente con il dimostrarlo.

Le modalità con cui si attraversano le terre alte, che trasformano le valli alpine in disneyland, baracconi per un turismo che vuole trovare in montagna l’agio della città, ci raccontano di un mondo che corre verso il baratro in un presente eternizzato, per non vedere il domani che non c’è.

Ne abbiamo parlato con Luca di Off Topic e di CIO2026 – Comitato Insostenibili Olimpiadi 2026

Ascolta la diretta: https://cdn.radioblackout.org/wp-content/uploads/2024/03/2024-03-05-luca-taglio-larici-cortina.mp3

da Radio Blackoutfonte:https://www.infoaut.org/crisi-climatica/olimpiadi-cominciato-il-taglio-di-4-500-larici

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Inserito il - 13 mar 2024 : 07:45:40   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Sulle Olimpiadi corrono i ritardi. Per dieci opere non si vede la fine

Solo 11 cantieri su 42 saranno pronti entro le Olimpiadi invernali del 2026. Per recuperare, Salvini scommette sull'Anas.

12/03/2024 17:17 / Politica
“Finiremo tutti i lavori previsti entro il 2026”, ha proclamato il Ministro Salvini inaugurando il quarto ponte di Lecco venerdì 1° marzo. “Stiamo lavorando e recuperando il tempo utilizzato per costituire la società, ovviamente ci sono delle criticità legate anche alla complessità di talune opere, ma siamo certi che, sicuramente quelle sportive e buona parte di quelle infrastrutturali, verranno realizzate per tempo. Tutto il resto, anche se arriverà dopo, l’importante è che le opere vengano fatte”. Questa è invece la versione, datata ieri, di Claudia Maria Terzi, assessore regionale alle Infrastrutture e opere pubbliche. E quindi? Le strade, i collegamenti, i sottopassi previsti in tutta la Regione Lombardia per le Olimpiadi saranno pronti nei tempi previsti? La risposta è no. Sicuramente non saranno pronte per l’appuntamento olimpico tutte le opere stradali, inserite nel programma dei lavori proprio perché attese da anni e infilate in un piano speciali di interventi.

SOLO 11 CANTIERI SU 42 SARANNO PRONTI ENTRO LE OLIMPIADI INVERNALI DEL 2026. PER RECUPERARE, SALVINI SCOMMETTE SULL’ANAS
Vale la pena ricordare che mentre il primo Decreto prevedeva un costo di 1,2 miliardi, l’ultimo ha alzato l’asticella a 3,4 miliardi. E, ci si può scommettere, anche questi non basteranno. Nonostante la “scossa” data dal Governo a gennaio con un «commissariamento soft» nei confronti di Simico, la spa di Stato incaricata di realizzarli.La carta vincente dovrebbe essere Anas, con la quale evidentemente il Ministro Salvini ha un ottimo rapporto. Sarà lei a curare la realizzazione della tratta Giussano-Civate in Lombardia e delle varianti di Cortina e Longarone in Veneto, modificando ad hoc la governance della società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A. Ad Anas anche i lavori per l’allargamento di alcuni tratti della strada statale 38 dello Stelvio (23,5 milioni di euro) e quattro diversi interventi sulla SS 36 del Lago di Como e dello Spluga. In totale il costo delle cinque opere si avvicina ai 200 milioni di euro. I precedenti non sono di buon auspicio: ad ANAS vennero affidati anche i cantieri stradali per i Mondiali di Sci di Cortina del 2021 e nel bellunese stanno ancora aspettando la fine dei lavori per quei progetti ‘mondiali’.

IN LOMBARDIA SONO PREVISTI IN TOTALE 45 INTERVENTI INFRASTRUTTURALI PER CIRCA 1,5 MILIARDI DI EURO
In Lombardia sono previsti in totale 45 interventi infrastrutturali per circa 1,5 miliardi di euro. Secondo uno studio ACI di pochi mesi fa, su 42 interventi rimasti in carico a Simico solo 11 saranno sicuramente realizzati entro il 2026. Nell’elenco dei desiderata c’è il rinnovo o il completamento di 13 linee ferroviarie regionali e nazionali, 8 reti autostradali, 17 strade statali e provinciali alle quali si aggiungono per Milano 4 cantieri per la metropolitana e le metrotramvie. Tra le realizzazioni certe ci sono i collegamenti ferroviari per i siti olimpici in Valtellina e quelli di Milano, la linea ferroviaria Milano-Monza con l’adeguamento della stazione di Sesto San Giovanni nell’area ex-Falk, la quarta corsia dell’A4 (tra viale Certosa e Cinisello), il completamento della Tangenziale Nord di Milano tra Paderno e Bollate, la quinta corsia dell’A8, la quarta corsia della A4 Novara est-Milano, il potenziamento della Sp Cassanese. A Sondrio si lavora per completare in tempo la Variante di Tirano, quella di Edolo, lo svincolo della Sassella a Castione Andevenno e il potenziamento della linea ferroviaria Milano-Tirano.

Sono sicuramente in ritardo altri 10 interventi, sette dei quali già finanziati. Si tratta del completamento della A36 la Pedemontana Lombarda, la soppressione di 16 passaggi a livello sulla Milano-Tirano (Forcola, Colorina, Montagna in Valtellina, 3 a Poggiridenti, 2 a Chiuro, 5 a Teglio, 3 a Villa di Tirano), la Tangenziale Sud di Sondrio, il lotto B della Tangenzialina di Bormio, l’adeguamento a tre corsie del Ponte Manzoni-Lecco sulla Ss36, il consolidamento della galleria Monte Piazzo, il potenziamento dello svincolo di Dervio, l’allargamento della Ss39 sul Passo dell’Aprica e la nuova linea del tram per collegare Forlanini con Rogoredo.

di Ettore Calvi

fonte:https://www.lanotiziagiornale.it/sulle-olimpiadi-corrono-i-ritardi-per-dieci-opere-non-si-vede-la-fine/

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Il Fatto Quotidiano

Mancanza di neve e caldo record: impianti sempre meno utilizzati, oppure chiusi e abbandonati (ma soldi pubblici costanti) | Il dossier

di Luisiana Gaita | 12 MARZO 2024

Impianti sciistici sempre più in difficoltà tra chiusure e aperture a singhiozzo, finanziamenti d’oro per l’innevamento artificiale che non accennano a diminuire e futuro sempre più incerto delle Olimpiadi Milano-Cortina del 2026, tra ritardi, spese faraoniche (più di 30 milioni di euro) e l’incognita neve. Perché con crisi climatica e aumento delle temperature, la montagna cambia volto e il manto nevoso è sempre più effimero su Alpi e Appennini. Lo dimostrano i dati del dossier Nevediversa 2024 di Legambiente: 177 gli impianti temporaneamente chiusi nella Penisola (39 in più rispetto a quelli censiti nel report del 2023), di cui 92 sull’arco alpino e 85 sull’Appennino. Salgono a 93 gli impianti aperti a singhiozzo (nove in più rispetto al 2023) di cui 55 sugli Appennini. Altro dato in crescita è quello delle strutture dismesse che raggiungono quota 260 (erano 249 nel report precedente): 176 sulle Alpi e 84 sulla dorsale appenninica. E poi ci sono i 241 casi (33 in più rispetto allo scorso anno) di ‘accanimento terapeutico’, ossia impianti che sopravvivono solo con forti iniezioni di denaro pubblico. A questo quadro, va aggiunta la crescita dei bacini idrici per l’innevamento artificiale: 158 quelli censiti (16 in più rispetto al report 2023), 141 sulle Alpi e 17 sulla dorsale appenninica. Tutto questo mentre, per aiutare il settore, lo scorso anno il ministero del Turismo ha destinato 148 milioni di euro per l’ammodernamento degli impianti di risalita e di innevamento artificiale a fronte di soli 4 milioni destinati alla promozione dell’ecoturismo. Cresce di poco (ma è comunque un buon segnale) il dato sugli impianti smantellati e riutilizzati, arrivati a 31 e riguardanti solo le Alpi.

Osservati speciali Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana – Stando ai dati Arpa Piemonte, nella regione il trimestre appena terminato ha portato l’inverno più caldo degli ultimi 70 anni con una media regionale di 4.5°C, quasi 3°C in più rispetto alla norma del trentennio di riferimento 1991-2020 (i dati sono precedenti alle nevicate cadute in queste settimane, sul finire dell’inverno). Nonostante ciò, in Piemonte, dove i fondi erogati sono tra i più trasparenti e tracciabili, ammontano a oltre 32 milioni di euro i contributi previsti per il biennio 2023-2025 (contro i 29 milioni di euro del biennio 2022-2024). Anche in Appenino la crisi climatica ha pesanti impatti. In Emilia-Romagna, ad esempio, la stagione 2023/24 è iniziata con più di 4 milioni stanziati dalla Regione per indennizzare le imprese del turismo invernale danneggiate dalla scarsità di neve. Legambiente ricorda anche il finanziamento a fondo perduto di 20 milioni di euro per il nuovo impianto di risalita verso il lago Scaffaiolo, un’infrastruttura osteggiata da associazioni e comitati locali. Per quanto riguarda la Toscana, è stato depositato lo Studio di fattibilità dell’impianto funiviario Doganaccia-Corno alle Scale. Costo del progetto: ad oggi 15 milioni e 700mila euro (5,7 milioni a carico dello Stato e 10 milioni a carico della Regione Toscana). “I numeri in aumento degli impianti dismessi, aperti a singhiozzo, smantellati – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – rappresentano l’ennesimo campanello d’allarme di un turismo montano invernale sempre più in crisi. La pratica dell’innevamento artificiale è insostenibile e comporta ingenti consumi d’acqua, forte dispendio di energia, oltre alla realizzazione di più bacini per l’innevamento e, quindi, un consumo di suolo in territori di pregio naturalistico. È fondamentale andare oltre la monocultura dello sci in pista”.

I finanziamenti in altre regioni, dalla Valle D’Aosta alla Lombardia – In Valle D’Aosta si è deciso di sostenere economicamente le piccole stazioni sciistiche a bassa quota con un provvedimento che dal 2022 stanzia 2 milioni di euro l’anno per il triennio successivo. Tra i grandi comprensori, la Monterosa Ski in un solo anno ha ricevuto finanziamenti pubblici dalla regione Valle d’Aosta per oltre 2 milioni di euro. La Regione Lombardia sta finanziando una molteplicità di opere e ampliamenti anche in vista delle prossime Olimpiadi invernali MI-CO 2026 per un totale di molte decine di milioni. Tra i casi segnalati nel report, quelli delle località Montecampione, Artogne e Pian Camune (provincia di Brescia), dove sono stati stanziati 13 milioni di euro dalla Regione per il rifacimento di tre impianti per un dominio sciabile fortemente colpito dalla riduzione dell’innevamento naturale. E poi c’è il caso del comune di Piazzatorre, in provincia di Bergamo, per cui la Regione ha messo a disposizione quasi 14 milioni di euro (Leggi l’approfondimento). In Veneto, invece, per il 2023 la Regione ha messo a bilancio un sostegno al settore sciistico di quasi 3,3 milioni di euro. Ci sono poi i 33,5 milioni per il collegamento Monte Civetta e Passo Giau e, ancora, in previsione delle prossime olimpiadi invernali, 33,5 milioni destinati al collegamento della Ski Area del Civetta con la Ski Area Cinque Torri e alla realizzazione di bacini idrici per l’innevamento. In Trentino-Alto Adige lo sci in pista è sostenuto con consistenti contributi pubblici: ci sono i fondi dell’Alto Adige per la realizzazione di bacini artificiali per i quali può essere concesso un contributo a fondo perduto dell’80% su una spesa massima ammissibile di 3,5 milioni di euro a copertura di un eventuale deficit di finanziamento. Se si tratta di un bacino multifunzionale, però, il contributo a fondo perduto è su una spesa ammissibile di 1 milione e 250mila euro. In Friuli-Venezia Giulia gli impianti per lo sci in pista sono della società Promoturismo Fvg (di proprietà della Regione) dove, pur essendo pubblici bilanci e spese, non vi è distinta specifica per cui si possa ricavare importi precisi riguardanti i contributi. La Regione, inoltre, ha previsto un piano di investimenti di quasi 140 milioni con quasi due terzi dei fondi a disposizione dei poli sciistici montani.

Il Monito della Corte dei Conti francese – Tutto questo mentre la Corte dei Conti francese ritorna sulla questione neve lanciando un monito agli operatori e sottolineando il rischio di indebitamento per le amministrazioni pubbliche che affrontano importanti investimenti fondati esclusivamente su una previsione ormai superata di aumento dei flussi turistici e non considerando gli effetti dei cambiamenti climatici. “Da parte nostra – commenta Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente – non c’è alcuna contestazione nei confronti degli operatori del settore, ma più un’obiezione contro la resistenza al cambiamento. Un inverno senza neve per questo mondo rischia di diventare un inverno senza economia”.

Olimpiadi Milano-Cortina 2026: tra costi e ritardi, la sostenibilità è un miraggio – Come sottolineato nel report, quello delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 continua ad essere un percorso travagliato, fatto di continui colpi di scena, ripensamenti, rischi, scelte discutibili e forse irrimediabili. A due anni dallo start, la sostenibilità è un miraggio e la crisi climatica incombe con i suoi impatti. E poi ci sono i ritardi nei progetti e nell’avvio dei lavori, rialzi ed extra costi, gare deserte e offerte di impianti oltreconfine, ripiegamenti logistici su strutture più ‘light’, cantieri non ancora aperti e che con molta probabilità verranno completati a olimpiadi concluse con eredità pesanti per i territori e le loro comunità, oltreché per le Casse pubbliche. Sono oltre 20 le opere più costose segnalate da Legambiente e che risultano finanziate con importo superiore ai 30 milioni di euro. Varianti, parcheggi, collegamenti, si va dalla pista da bob di Cortina alla variante di Longarone. Opere che si dovrebbero realizzare in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. “La gestione dell’eredità delle Olimpiadi invernali e l’uso a lungo termine delle strutture costruite per gli eventi sono stati una sfida per molte città ospitanti” ricorda Legambiente. Ma alcuni giochi hanno lasciato dietro di sé impianti costosi, poco utilizzati o addirittura abbandonati, sollevando questioni sul loro impatto economico, sociale e ambientale.

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Inserito il - 17 mar 2024 : 00:50:53   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Adrien Fresquet ha subito la frattura della tibia in seguito ad una caduta mentre si allenava in supergigante in Norvegia. Prevista operazione all'ospedale di Lillehammer e poi rimpatrio.

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Anno bisesto anno funesto x un sacco di atleti, ma soprattutto francesi

Come le persone ti trattano è il loro karma, come tu reagisci è il tuo.
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Airbag obbligatorio a partire dalla stagione 2024-2025

La FIS imporrà il prossimo inverno l'uso obbligatorio degli airbag sul circuito, una pratica finora facoltativa.

Da una decina d'anni, sempre più atleti sul circuito della Coppa del Mondo di velocità utilizzano degli airbag posizionati sotto la loro tuta, un procedimento che permette, scattando, di attenuare la violenza delle cadute durante le discese o i super-G.

Molto presenti nel circuito femminile, un po' meno in quello maschile, questi airbag erano finora autorizzati dalla FIS, ma non obbligatori. Dalla prossima stagione, nel 2024-2025, il regolamento renderà il loro utilizzo sistematico, e tutti gli atleti dovranno quindi indossarne uno in Coppa del Mondo durante le gare di velocità.

Inoltre, martedì si terrà a Saalbach un incontro tra rappresentanti degli atleti e della FIS sul tema delle tute antitaglio. Alcuni atleti le indossano già, altri no perché giudicate non abbastanza aerodinamiche, ma diversi infortuni gravi quest'inverno, tra cui quello del norvegese Aleksander Aamodt Kilde, gravemente ferito a una gamba a Wengen in gennaio, potrebbero accelerare la loro utilizzazione sul circuito.

Tradotto da https://www.lequipe.fr/Ski/Actualites/Les-airbags-obligatoires-des-la-saison-2024-2025/1455114

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L’impatto simbolico ed ecologico del taglio del bosco di larici a Cortina per la pista di bob

di Lucia Michelini — 11 Marzo 2024

Le Olimpiadi invernali 2026 erano state presentate come emblema di sostenibilità e di un rinnovato rapporto con la montagna di fronte alla crisi climatica. A Cortina accade l’esatto contrario. “Il segnale che stiamo dando al mondo intero è pessimo”, osserva Giorgio Vacchiano, docente e ricercatore di Gestione e pianificazione forestale

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La pista di bob prevista a Cortina d’Ampezzo per le Olimpiadi invernali 2026 sta suscitando numerose perplessità ed evidenziando una lunga serie di fragilità progettuali e gestionali, oltre all’evidente insostenibilità economica. Tuttavia, una riflessione va fatta anche sul piano simbolico e ambientale. Infatti nel sito previsto per la costruzione dello sliding centre è in corso l’abbattimento di varie centinaia di larici risalenti a ben due secoli fa, piante sopravvissute a due conflitti mondiali e alla tempesta Vaia. Anche per questo, molti cittadini e associazioni della società civile stanno manifestando la loro contrarietà all’opera, segnalando l’importanza culturale ed ecologica del bosco. Ne abbiamo parlato con Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in Gestione e pianificazione forestale all’Università Statale di Milano.

Vacchiano, come valuta il taglio del lariceto per la costruzione del Cortina sliding centre?
GV Vanno fatte diverse considerazioni. Ovviamente si parla di deforestazione vera e propria, poiché gli alberi in questione verranno tagliati senza seguire i protocolli previsti da un’ordinaria pianificazione forestale e poiché al loro posto non ne nasceranno di nuovi. Quindi il bosco sparisce e per un’opera di dubbia utilità, dal momento che è noto a tutti il numero esiguo di sportivi che praticano il bob a livello nazionale, come noti sono gli elevati costi di realizzazione dell’impianto. Mi pare che la forzatura, anche sul piano organizzativo, fatta per consentire la realizzazione della pista sia stata giustificata a livello governativo in nome di un’italianità che per me non ha nessun senso di esistere, soprattutto se diventa l’italianità dei peggiori impatti ambientali. Anche se stiamo parlando di soli due ettari di bosco e duemila metri cubi di larice, come è anche vero che di boschi nella zona ce ne sono molti, un impatto esiste, sicuramente sul piano simbolico. Per un evento come le Olimpiadi invernali, che dovevano rappresentare un simbolo per l’Italia, di sostenibilità e di un rapporto con la montagna che va modificato se vogliamo fronteggiare la crisi climatica, il segnale che stiamo dando al mondo intero è pessimo. Se, quanto in corso a Cortina dovesse fare da esempio, in Italia o altrove, potrebbe generare molte altre situazioni simili, con la conseguenza che piccoli, ma negativi, impatti rischierebbero di moltiplicarsi per la trasmissione di un messaggio profondamente sbagliato. Inoltre è vero che il territorio bellunese gode di una ricca biodiversità, ma a maggior ragione tale patrimonio naturale va tutelato, anche per mostrare come sia possibile favorire un buon rapporto tra ecosistemi e sviluppo del territorio.

Nel testo Il Larice (ed. La Cooperativa di Cortina, 1999), l’autore ampezzano Dino Dibona scriveva che la presenza dei lariceti è preziosa e insostituibile per la conservazione del suolo su gran parte dell’arco alpino e che una maggiore cultura forestale rimane l’unica alternativa allo sfruttamento selvaggio delle risorse ambientali e allo spopolamento della montagna. Sul piano culturale che cosa si perdere con l’abbattimento di questo bosco?
GV Un forestale, abituato a lavorare con alberi che vivono a lungo, può anche dire che di larici secolari ce ne sono tanti, ma a Cortina d’Ampezzo stiamo parlando di un bosco che si trova vicino a un centro urbano, in una zona turistica e amata dai locali (il lariceto è anche chiamato Bandión, parola dalle probabili origini germaniche, che significa multa, ovvero “protetto dal taglio”, da Pallidi nomi di monti, di Lorenza Russo, editore Regole d’Ampezzo, La cooperativa di Cortina, Cassa rurale e artigiana di Cortina d’Ampezzo, 1994, ndr). Va quindi considerato tutto l’insieme dei valori intangibili che un bosco rappresenta. Pensiamo ai valori paesaggistici, storici, culturali, affettivi. In generale, la dimensione culturale è molto trascurata nel rapporto che le persone hanno con gli ecosistemi, che non offrono solamente un valore commerciale, ma anche di esistenza, perciò difficilmente quantificabile in termini economici. Stimare quanto può valere il lariceto di Cortina è un’operazione complessa che va fatta anche esaminando il motivo per cui l’opera in questione si realizza. Non sono per nulla contrario al taglio di alberi di per sé o alla trasformazione di un paesaggio, ma solo se l’impatto antropico è motivato da un fine utile e porta vantaggi al più alto numero di persone possibili. Nel caso della pista di bob si parla di benefici per pochi.

Dal punto di vista ecologico la perdita del lariceto ci deve far riflettere?
GV Credo che la nuova pista di bob possa consentire un ritorno d’immagine a Cortina d’Ampezzo, ma solo sul momento. Purtroppo è molto probabile che fra dieci anni farà la stessa la fine del trampolino di salto con gli sci situato all’ingresso della città e a quel ci saranno due, non più una, cattedrali nel deserto. Un biglietto da visita non certo simpatico. In Italia abbiamo un territorio vasto da gestire e per questo servono un’idea di sviluppo ad ampia scala e una pianificazione partecipata. Fare interventi singoli e senza una logica di base non corrisponde a questa idea di gestione territoriale, inoltre scredita il duro lavoro svolto da chi la pianificazione la fa bene. Proprio in questi giorni è passata la Nature restoration law (legge adottata dal Parlamento europeo il 27 febbraio 2024 per il ripristino degli ecosistemi, il contrasto alla perdita di biodiversità e l’adattamento agli effetti del cambiamento climatico, ndr), che mostra come ogni euro investito nella conservazione della natura frutti ben otto euro alla comunità. Significa che alla mera tutela del patrimonio naturale spesso si affianca anche un ritorno economico; un bosco diversificato consente una maggiore produzione di legno, un fiume ripristinato nel suo libero corso attenua i rischi di inondazione. Se si segue una corretta pianificazione la natura può essere utile alla comunità e anche solo restando all’interno di un’ottica antropocentrica, o economica, è nel nostro interesse mantenere e tutelare gli ecosistemi. Di fronte a nuovo cemento, a nuova deforestazione, ci si deve chiedere: lo facciamo per un bene comune, e a lungo termine, o no? Il bene comune, la partecipazione e la durata dei benefici sono dei punti chiave sui quali riflettere, non solo per la nuova pista di bob.

Fonte:https://altreconomia.it/limpatto-simbolico-ed-ecologico-del-taglio-del-bosco-di-larici-a-cortina-per-la-pista-di-bob/

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draghetto
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Inserito il - 21 mar 2024 : 23:40:57   Permalink al post Invia a draghetto un Messaggio Privato Aggiungi draghetto alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Lara Gut-Behrami licenzia con effetto immediato il suo preparatore atletico

Lara Gut-Behrami ha deciso di licenziare il suo preparatore atletico spagnolo, Alejo Hervas, con cui collaborava dal 2019.

Ancora pochi giorni fa, Alejo Hervas era descritto come una delle persone più importanti nel team privato di Lara Gut-Behrami. Oggi, lo spagnolo non fa più parte di esso. Swiss-Ski lo ha confermato al media lematin.ch, il preparatore atletico non è a Saalbach e non collabora più con la recente vincitrice della Coppa del Mondo. La motivazione addotta? Il desiderio di lasciare e più precisamente di unirsi alla squadra maschile svizzera, per allenare soprattutto Marco Odermatt.

Niente di ufficiale, ma sembra che la svizzera lo abbia appreso e abbia chiesto al suo preparatore andaluso di andarsene immediatamente. Il duo funzionava alla perfezione dal 2019, poiché Lara Gut-Behrami ha vinto tutto in cinque anni. Campionessa del mondo, campionessa olimpica, diverse coppe di specialita' e la grade sfera di cristallo, da domenica. Hervas era il punto di riferimento attorno alla ticinese, la sua eccellente forma questa stagione è dovuta a lui, soprattutto ora che tutte le grandi star femminili dello sci alpino sono infortunate.

Tradotto da: https://www.ledauphine.com/skichrono/2024/03/21/lara- Gut-behrami-se-separe-de-son-preparateur-physique-avec-effet-immediat

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