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brunodalla
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Inserito il - 29 gen 2010 : 15:43:21   Permalink al post  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di brunodalla Invia a brunodalla un Messaggio Privato Aggiungi brunodalla alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
..poi se ci spiega anche dov'è il circolo nei tendini....

brunodalla
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Inserito il - 29 gen 2010 : 22:38:04   Permalink al post Invia a arbatros un Messaggio Privato Aggiungi arbatros alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Le tendinopatie: un dramma per sportivi e non solo



In questi giorni si è parlato spesso di tendinite e il motivo è semplice: Vanessa Ferrari, la nostra campionessa di ginnastica artistica ne soffre ormai da un anno buono ed è un calvario da cui sembra non si riesca a tirarla fuori.

È un problema che affligge molti sportivi nei periodi di attività più intensa e quindi è sempre un dramma perché per curarsi devono fermarsi, rischiando di rimanere indietro con la preparazione o addirittura dover saltare un appuntamento importante. La stessa Vanessa, nonostante si sia vista compromettere già la preparazione per l'olimpiade e poi si sia fermata completamente diversi mesi, fino a due giorni prima dell'inizio dei Campionati europei che si sono chiusi ieri a Milano, non sapeva se avrebbe potuto parteciparvi.

Per fortuna, nonostante una preparazione non adatta e un problema ancora lontano dall'essere risolto, Vanessa alla fine ha partecipato e ha pure vinto la medaglia d'argento per la specialità al corpo libero.

Tuttavia, non tutti quelli che sviluppano una tendinopatia sono così sfortunati, né soprattutto sono sempre e solo sportivi. Prima di vedere nel dettaglio qual è il problema che sta tormentando Vanessa Ferrari, ho quindi pensato di parlavi un po' tendinopatie.

DI COSA SI TRATTA. La tendinopatia è una generica condizione clinica in cui è coinvolto il tendine o le parti immediatamente adiacenti che si presenta a seguito di un abuso di carico o di altre condizioni. I tendini sono strutture di tessuto connettivo denso che legano i muscoli alle ossa, da non confondersi coi legamenti, altra struttura spesso chiamata in causa negli infortuni degli atleti, che sono invece strutture fibrose sistemate a legare tra loro due ossa. Ogni muscolo alle sue estremità ha dei tendini, ma in base alla sede e alla funzione del muscolo anche la struttura del tendine cambia. Dal punto di vista biomeccanico si distinguono infatti tendini di ancoraggio e tendini di scorrimento. Questi ultimi sono provvisti di una guaina (guaina tendinea o sinoviale) che li protegge durante la loro attività e sono quelli interessati da questo tipo di patologie.

All'interno delle tendinopatie vanno però distinte la tendinite, ossia l'infiammazione del tessuto tendineo vero e proprio, la tenosinovite, cioè l'infiammazione della guaina sinoviale che le riveste e la tendinosi, ossia il processo degenerativo di una o più strutture tendinee.

I tendini hanno una capacità di rigenerazione più lenta rispetto alle strutture muscolari a cui si legano, ma sono anche molto più resistenti e quindi difficilmente lesionabili in condizioni normali.
Tuttavia i ripetuti insulti da sovraccarico possono causare microlesioni che in breve tempo le cellule del tessuto non riescono più a riparare. In pratica la tendinopatia si può considerare come la conseguenza di uno squilibrio tra i fenomeni di sintesi e quelli degenerativi, con prevalenza di questi ultimi.

Nel caso del tendine di Achille, il sovraccarico può essere dato dai continui salti e relativi atterraggi come nel caso di Vanessa, ma anche dal correre con i muscoli affaticati visto che la tendinopatia dell'achilleo colpisce solitamente atleti che praticano sport in cui si corre.

Si tratta quindi di stress meccanici, a volte accoppiati a fattori congeniti, ma non si devono sottovalutare altre cause, per esempio quelle farmacologiche. Infatti l'eccessivo uso di corticosteroidi, di alcuni antibiotici (ciprofloxacina e altri antibiotici) e altri farmaci (statine, betaistina ecc.) può causare tendinopatie anche in assenza di stress meccanico eccessivo.

COME SI MANIFESTANO. A prescindere dalla causa o dalla sede (ogni tendine di scorrimento potrebbe sviluppare una tendinopatia anche se i più colpiti restano il tendine di Achille a livello del piede e quello rotuleo a livello del ginocchio) il sintomo chiave delle tendinopatie è il dolore che può manifestarsi in maniera costante o a fasi alterne, comparire in modo improvviso dopo un sforzo muscolare intenso o in modo graduale se la causa è uno sforzo muscolare ripetuto e continuo.
Il dolore è generato in particolar modo da meccanismi biochimici intratendinei che coinvolgono i neurotrasmettitori e altre sostanze chimiche irritanti; questi possono essere associati al fenomeno infiammatorio della componente peritendinea che può, a sua volta, causare dolore.
A volte anche i muscoli circostanti possono essere interessati apparendo infiammati, tumefatti e dare una sensazione di calore.

La comparsa di questi sintomi non deve mai essere sottovalutata perché un tendine che è soggetto a frequenti infiammazioni può reagire andando incontro a un processo degenerativo e assumere anche una struttura diversa da quella che ha normalmente con comparsa, ad esempio, di irregolarità superficiali, ingrossamenti, noduli o calcificazioni, e perdita della solita funzionalità. Un tendine le cui fibre sono andate incontro a degenerazione sono però soprattutto più a rischio di rottura.

CHI PUÒ SOFFRIRNE. Gli sportivi e tutti quelli che svolgono attività che mettono in tensione gli stessi tendini in maniera ripetitiva (le casalinghe, gli impiegati che usano molto il pc, i musicisti, ...).
C'è poi tutta una serie di fattori di rischio che predispone all'infiammazione dei tendini, tra cui l'età, a causa della naturale usura a cui vanno incontro tutte le strutture del corpo, tendini compresi; il sovrappeso, poiché i chili in eccesso gravano sui tendini; le malattie metaboliche e infiammatorie generalizzate come l'artrosi, che indeboliscono progressivamente la normale struttura e funzionalità dei tendini.

LE CAUSE. In presenza o meno di fattori predisponenti la causa principale di tendinopatia è il sovraccarico funzionale. Nonostante i tendini possano adattarsi a notevoli sollecitazioni hanno alcuni limiti che non bisogna superare e come visto non si tratta solo di un limite a uno sforzo breve e improvviso ma anche a sforzi continui e ripetuti che causano un accumularsi di microtraumi che a un certo punto non è più possibile riparare se non si mette a riposo la parte.

Esistono poi cause congenite, come un'alterata conformazione degli arti (ad esempio il varismo o il valgismo) che può danneggiare i tendini determinando un carico sbagliato anche durante le normali attività quotidiane, oppure come un'alterazione di ossa, muscoli e articolazioni sempre già presente alla nascita ma anche acquisita in seguito a traumi. Non poggiare correttamente un piede a terra, ad esempio, fa lavorare male i tendini e portare col tempo a sollecitazioni che causano alterazioni. Questo potrebbe essere il caso di Vanessa Ferrari che a causa del dolore al piede sinistro dovuto alla microfrattura non camminava e lavorava più distribuendo i carichi bene sul piede destro, che infatti si è ammalato.

Possono portare, infine, a tendinopatie le infezioni da virus o batteri che, trasportati dal sangue, arrivano alla guaina sinoviale irritandola e infiammandola, con tutte le relative conseguenze, o l'uso di attrezzature sportive e scarpe non adatte (colletto rigido, tacco troppo basso, ecc.)

COME SI SCOPRE. Per la diagnosi di tendinite spesso è sufficiente la sola visita di uno specialista che, attraverso la pressione con le dita della parte dolorante e l'esame del tipo di tumefazione se presente, può individuare il problema.
Tuttavia, per definire il reale stato del tendine, gli eventuali coinvolgimenti di strutture extratendinee o la presenza di fenomeni degenerativi già in atto è indispensabile l'ecografia.
In alcuni casi può essere richiesta dal medico anche la risonanza magnetica, soprattutto se il tendine risulta molto alterato all'esame precedente o è necessario un recupero il più possibile rapido o si deve intervenire chirurgicamente.

COME SI CURA.

•Se l'infiammazione è lieve è sufficiente un paio di settimane di riposo, usando impacchi di ghiaccio per ridurre l'intensità del dolore da applicarsi per venti minuti più volte al giorno. Possono essere utili, ma solo dietro prescrizione e controllo medico, i farmaci antiinfiammatori non-steroidei (FANS) per una settimana.
•Se il dolore non passa, nonostante questi trattamenti, si può ricorrere a un ciclo di infiltrazioni a base di anestetico e cortisone nella guaina sinoviale ma non nel tendine che è a contatto col cortisone potrebbe andare incontro a disgregazione delle fibre e quindi perdita di resistenza, in aggiunta a un riposto di 10-15 giorni con l'uso di tutore elastico (ginocchiere, polsiere o talloniere).
•Quando anche questa strategia non risolve il problema è necessario sottoporsi a lunghi periodi di fisiokinesiterapia con mezzi fisici, ginnastica adatta e onde d'urto, soprattutto se sono coinvolte le giunzioni osteotendinee.
•Come ultima strategia se non si ottiene nessun esito nemmeno così resta l'intervento chirurgico che consiste nell'incisione del tendine con diversi tagli verticale (scarificazioni).

Dopo i primi miglioramenti è necessario riacquistare una buona efficienza articolare e tendinea, ritornando gradualmente all'attività in modo controllato. Aspetto particolarmente importante se si svolge attività agonistica. A questo scopo si può ricorrere alla fisioterapia con uso di:

•ionoforesi che sfrutta la corrente elettrica per facilitare la penetrazione di alcuni farmaci a livello del tessuto interessato;
•laserterapia che riduce l'infiammazione e calma il dolore attraverso il fascio di luce irradiato sulla parte;
•kinesiterapia, che potenzia la muscolatura attraverso l'esecuzione di specifici esercizi da studiare con un fisioterapista;
•onde d'urto soprattutto in caso di degenerazioni delle strutture osteo-tendinee o calcificazioni del tendine.
Possono essere poi tornare utili lo stretching e l'idrokinesiterapia che consiste in una serie di esercizi da fare in acqua a circa 34°C. L'idrokinesiterapia permette di lavorare in assenza quasi totale del peso corporeo favorendo esercizi riabilitativi che a secco risulterebbero particolarmente dolorosi e difficili se non dannosi. La pressione esercitata dell'acqua può poi stimolare stimolare il flusso linfatico e circolatorio, mentre la temperatura calda riduce il dolore e favorisce il rilassamento muscolare.

COME SI PREVENGONO. Per evitare di incorrere in tendinopatie è necessario innanzitutto ridurre, dove possibile, i vari fattori di rischio. Se poi per lavoro o per sport si svolgono movimenti ripetuti e continui è bene sempre accertarsi di mantenere una postura corretta mentre si li svolge. Fondamentali poi l'inizio graduale di ogni tipo di attività nuova o nota dopo un periodo di inattività prolungata e il riscaldamento prima di ogni seduta di lavoro.






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Inserito il - 29 gen 2010 : 22:40:21   Permalink al post Invia a arbatros un Messaggio Privato Aggiungi arbatros alla tua lista di amici  Rispondi Quotando


I tendini

I tendini sono robuste strutture fibrose dal colorito madreperlaceo che legano i muscoli alle ossa o ad altre strutture di inserzione. Non tutti i muscoli, infatti, si inseriscono sulle ossa; è il caso, ad esempio, dei muscoli mimici che, essendo inseriti sulla pelle del volto, la spostano determinando le espressioni facciali. Allo stesso tempo più fasci muscolari possono terminare in un unico tendine (muscolo tricipite), così come un unico ventre muscolare può inserirsi con più tendini su un segmento osseo (flessori ed estensori delle dita). Tra i vari tendini del corpo umano esistono poi grosse differenze anatomiche che possono coinvolgere forma, vascolarizzazione, lunghezza e rivestimento sinoviale.
Ogni tendine è formato da una sostanza molto resistente chiamata collagene e da una più elastica detta elastina.

La principale funzione dei tendini è quella di trasmettere la forza esercitata dai muscoli alle strutture alle quali sono connessi. Per sopportare tutte queste sollecitazioni, spesso violente, i tendini sono dotati di un’elevata resistenza e di una minima elasticità. Si calcola infatti che uno stiramento del 10% sia più che sufficiente per lacerare le fibre tendinee più deboli.
Così come il muscolo anche il tendine reagisce agli stimoli esterni adattandosi e modificando le proprie caratteristiche. Il continuo processo di rinnovamento cellulare permette ai tendini di adattarsi gradualmente ai carichi di lavoro sia che questi aumentino (irrobustimento) sia che questi diminuiscano (indebolimento).
Tuttavia questo processo è abbastanza lento, e in ogni caso di gran lunga inferiore rispetto a quello muscolare. I tendini, infatti sono strutture scarsamente vascolarizzate con un consumo di ossigeno piuttosto ridotto. Per questo motivo la loro rigenerazione è piuttosto lenta.



Ecco svelato il motivo per cui chi utilizza steroidi anabolizzanti è maggiormente esposto ad infortuni. Infatti, in caso di somministrazione di ormoni anabolici si verifica un rapido incremento della massa e della forza muscolare che non viene però accompagnato da un adeguato irrobustimento tendineo. I tendini si trovano così costretti a sopportare sollecitazioni eccessive per la loro struttura e, in caso di improvvise violente contrazioni sono maggiormente predisposti alla lesione.
Ma esiste anche un nemico più subdolo che può causare nel tempo lesioni tendinee altrettanto gravi, è il cosiddetto microtrauma ripetuto. In questi casi la lesione ligamentosa è causata dalla ripetizione ciclica di piccole sollecitazioni, la cui frequenza supera la velocità di riparazione cellulare del tendine.
E’ il caso per esempio dei podisti e della tendinopatia Achillea, una patologia che colpisce una buona percentuale dei runner e che è causata, appunto, dai ripetuti stress meccanici a cui viene sottoposto il tendine di Achille durante la corsa.
La tendinopatia rotulea colpisce invece principalmente gli atleti di discipline sportive che prevedono movimenti esplosivi come la pallavolo, il basket o il rugby.

L'invecchiamento, la sedentarietà e l'obesità mettono a rischio la funzionalità e la salute dei tendini. Con il passare degli anni si assiste infatti ad una progressiva perdita di elasticità sia del collagene sia della matrice ossea. L’invecchiamento modifica inoltre l’inserzione dei tendini: la corticale (parte esterna dell'osso) si assottiglia e il midollo (parte interna) si estende attraverso delle microfessurazioni calcificando la parte prossimale del tendine. Tutto cià causa dolore ed irrigidimento compromettendo la funzionalità articolare e favorendo degradazioni cartilaginee a livello locale (soprattutto in presenza di sovrappeso). Per mantenere in salute tendini ed articolazioni è sufficiente praticare con costanza quasi quotidiana un po' di moto, avendo cura di iniziare la seduta con 5-10 minuti di riscaldamento globale e di terminarla con altrettanti minuti da dedicare allo stretching ed al miglioramento/mantenimento della flessibilità.

SALUTE DEI TENDINI E ALIMENTAZIONE
Recentemente le aziende di integratori hanno iniziato a commercializzare prodotti in grado di agire sul tessuto connettivo. I presunti effetti benefici di questi supplementi si tradurrebbero nella riduzione del rischio di infortunio grazie allo stimolo esercitato sulla rigenerazione tendinea. A prova di ciò vi sono alcuni studi che hanno dimostrato come la somministrazione di alcuni amminoacidi (metonina, lisina, arginina e prolina) possa, in particolari condizioni, facilitare la guarigione del tessuto leso.
In realtà non esiste una dieta specifica o integratori miracolosi in grado di migliorare la salute delle strutture tendinee o di facilitarne la riparazione. Ancora una volta una dieta equilibrata è la soluzione più efficace per garantire la salute dell’intero organismo, tendini compresi.
Concludiamo questo articolo elencando alcuni consigli per proteggere i propri tendini:

tanto più un muscolo è accorciato e ipertrofico, tanto maggiore sarà il rischio di lesione, per questo motivo è bene iniziare e terminare ogni attività sportiva con qualche esercizio di stretching

anche il riscaldamento iniziale è molto importante per prevenire infortuni di qualsiasi genere

equipaggiamento idoneo, particolare attenzione alle calzature

sapersi ascoltare, concedere al proprio corpo i giusti periodi di recupero

il dolore può essere un campanello d’allarme, se compare è bene riposare o passare ad un’altra attività meno impegnativa

evitare di strafare, dopo un lungo periodo di inattività riprendere gradualmente la pratica sportiva

rispettare la corretta tecnica di esecuzione degli esercizi

Lo sapevi che…

I legamenti, non devono essere confusi con i tendini. A differenza di questi ultimi infatti, i legamenti collegano tra loro due o più strutture anatomiche in modo da stabilizzarle (nella maggior parte dei casi uniscono due segmenti ossei).
Tendini e legamenti hanno però un punto comune, la loro struttura è molto simile ed è formata principalmente da tessuto connettivo fibroso (collagene di tipo I).



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Inserito il - 29 gen 2010 : 22:42:11   Permalink al post Invia a arbatros un Messaggio Privato Aggiungi arbatros alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Tendinite e patologie tendinee

I tendini sono robuste strutture fibrose, dal colorito madriperlaceo, che legano i muscoli alle ossa. Queste importanti strutture anatomiche funzionano pertanto come vere e proprie connessioni, in grado di trasformare in movimento la forza generata dalla contrazione muscolare.



Il termine patologie tendinee o tendinopatia raggruppa un insieme di malattie che interessano i tendini (tendiniti, tendinosi), la guaina sinoviale o peritenonio che li protegge (tenosinovite, paratenonite) o le strutture anatomiche adiacenti come le borse (borsiti). Spesso tutte queste condizioni sono presenti contemporaneamente e per questo motivo in codesto articolo verranno trattate globalmente.

Come tutte le strutture anatomiche anche i tendini possono andare incontro, con il passare del tempo, a fenomeni degenerativi. Le patologie tendinee sono infatti piuttosto frequenti nonostante la natura abbia dotato i tendini di una grossa resistenza alle sollecitazioni esterne (si calcola che durante la corsa la tensione applicata al tendine di Achille raggiunga i 9000 N che corrispondono, grosso modo, ad una tonnellata). Le lesioni solitamente si verificano nel punto di collegamento tra il tendine con il tessuto osseo e per questo motivo si parla spesso di "patologia inserzionale".



La tendinite è un processo infiammatorio che coinvolge uno o più dei 267 tendini presenti nel corpo umano. Tale infiammazione è comunemente causata dalla ripetizione cronica di microsollecitazioni che a lungo andare alterano la normale struttura delle fibrille. Si parla in questo caso di patolgia tendinea da sovraffaticamento.

Quando un tendine è sollecitato oltre il limite di sopportazione fisiologica, le fibrille che lo compongono subiscono delle lesioni più o meno ampie. Tali lacerazioni vengono riparate spontaneamente ma le nuove cellule formeranno un tessuto più vascolarizzato, disorganizzato e per questo meno resistente dell'originale. Si parla in questo caso di degenerazione tendinea che avrà come risultato finale una diminuzione della dimensione delle cellule (ipotrofia).

Se a tale degenerazione è associata una risposta infiammatoria si parla di tendinite in caso contrario di tendinosi. I tendini che si logorano più frequentemente sono quelli delle ginocchia, dei gomiti e della spalla (cuffia dei rotatori).

Cause e fattori di rischio
Nella stragrande maggioranza dei casi (97%) le degenerazioni tendinee sono causate dalla ripetizione continua di microtraumi (sovraffaticamento). Solo raramente un tendine sano può subire una rottura acuta da sovraccarico. I tendini sani, se sottoposti a tensioni eccessive, sono infatti talmente resistenti da lacerare il muscolo o il segmento osseo a cui sono attaccati. Se invece il tendine è indebolito da continui microtraumi la sua resistenza diminuisce poco a poco rendendolo più suscettibile alle lesioni.

La tendinopatia insorge solitamente in seguito a:

sovraccarico funzionale: aumento della frequenza e dell'intensità degli allenamenti, sovrallenamento

abbigliamento e calzature non adeguate

corsa su terreni sconnessi o particolarmente duri, scivolosi o troppo soffici come la sabbia

errata esecuzione tecnica dell'esercizio

squilibrio tra forza muscolare e resistenza tendinea (frequente in chi assume steroidi anabolizzanti)

iniezioni locali di corticosteroidi

mancanza di riscaldamento globale e specifico

ripresa precoce degli allenamenti dopo un infortunio

vizi posturali

Più in generale le patologie tendinee insorgono a causa di un'attività fisica a cui non si è abituati. Per un atleta potrebbe trattarsi di un cambio radicale del programma di allenamento; per un sedentario di una nuova attività lavorativa o di uno sforzo fisico troppo impegnativo. Talvolta le tendinopatie sono causate da patologie sistemiche come l'artrite reumatoide, la gotta, l'ipercolesterolemia o l'insufficienza renale.

Vi sono poi numerosi fattori congeniti che predispongono il soggetto alla tendinopatia come: dismetrie tra gli arti, difetti di assialità (anomalie nelle curve fisiologiche del rachide, valgismo o varismo delle ginocchia, conflitti articolari ecc.).

La tendinopatia è favorita dal ridotto flusso di sangue al tendine. Una bassa vascolarizzazione diminuisce infatti l'apporto di ossigeno e nutrienti rallentando i processi riparativi e favorendo quelli degenerativi. In questi casi la risposta infiammatoria è ridotta o assente e la malattia tende a cronicizzare: si parla pertanto di tendinosi. Questo quadro patologico interessa solitamente il tendine del muscolo sovraspinato proprio a 1-2 centimetri dalla sua inserzione sulla testa omerale, punto in cui la vascolarizzazione è molto ridotta. Analogo discorso per la tendinosi Acchilea che colpisce l'omonimo tendine nel punto più povero di capillari, localizzato a circa 2-5 centimetri dalla sua inserzione calcaneare.

Anche l'invecchiamento e le variazioni ormonali favoriscono l'instaurarsi della patologia tendinea. In particolare gli atleti più anziani che riprendono gli allenamenti dopo un lungo periodo di stop, sono maggiormente soggetti a lesioni tendinee complete. Questo perché con il passare degli anni tendini e muscoli perdono elasticità diventando più sensibili agli eventi traumatici.

Sintomi di una tendinite
Il sintomo principale della tendinopatia è il dolore localizzato nella sede anatomica in cui si trova il tendine coinvolto dalla lesione. Tale dolore si accentua o compare esclusivamente durante la palpazione dell'area interessata o durante movimenti attivi e passivi che coinvolgono in maniera importante il tendine lesionato. Spesso si registra un deficit nella forza dei muscoli collegati ai tendini lesionati.

Una rottura completa o parziale del tendine causa un dolore acuto ed improvviso che insorge solitamente durante un movimento impegnativo. Gonfiore, ecchimosi e palpabilità della lesione sono proporzionali al numero di fibre lesionate.

Durante le attività sportive il dolore può essere percepito chiaramente all'inizio del riscaldamento per poi scomparire e ricomparire al termine della seduta.

Diagnosi
La risonanza magnetica, associata ad un'accurata anamnesi del paziente e ad un esame clinico approfondito, consente di diagnosticare correttamente le cause di dolore tendineo. In particolare questa importante tecnica permette una valutazione dettagliata sia dell'estensione sia dell'entità della lesione.

Anche gli ultrasuoni (ecografia) sono in grado di valutare correttamente le patologie tendinee e pur essendo meno precisi della risonanza magnetica vengono spesso impiegati perché meno costosi e particolarmente utili nel monitorare il processo di guarigione.



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Inserito il - 29 gen 2010 : 22:43:07   Permalink al post Invia a arbatros un Messaggio Privato Aggiungi arbatros alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Curare la tendinite
Nella fase acuta della malattia è importante sospendere l'attività che ha generato il dolore tendineo. L'articolazione dolente va successivamente messa a riposo e fatta esaminare da uno specialista. Se la sintomatologia dolorosa è poco accentuata, è bene attendere qualche giorno prima di rivolgersi al medico, che andrà contattato solo se il dolore non regredirà spontaneamente. Nell'attesa è possibile intraprendere una terapia anitinfiammatoria a base di pomate, cerotti o compresse.

Se il dolore insorge improvvisamente ed è molto intenso, in attesa dei soccorsi, è bene applicare del ghiaccio sulla zona interessata, in modo da arrestare e controllare l'emorragia il più rapidamente possibile.

In base all'entità della lesione il medico potrà prescrivere farmaci antinfiammatori e un riposo più o meno lungo.

Al termine del periodo di immobilizzazione, gli esercizi di riabilitazione devono iniziare quanto più precocemente possibile e comunque entro due settimane dal trauma. I tendini infatti rispondono positivamente alle sollecitazioni esterne rinforzando le fibre appena rigenerate e orientandole lungo la direzione del movimento. Una mobilizzazione precoce è dunque un presupposto fondamentale per favorire il riacquisto della resistenza e della elasticità perduta, allontanando al tempo stesso il rischio di recidive.

Nella fase iniziale si possono eseguire esercizi isometrici a carico naturale (contrazione del muscolo senza movimento). Successivamente il programma riabilitativo della tendinite e delle patologie tendinee prosegue con l'introduzione di esercizi eccentrici associati a stretching. Entrambe queste tipologie di esercitazioni si sono infatti dimostrate particolarmente efficaci nel stimolare la guarigione. Si tratta in ogni caso di esercitazioni potenzialmente pericolose, che vanno pertanto svolte esclusivamente sotto la supervisione di personale qualificato. Al termine della seduta è consigliata l'applicazione di ghiaccio per 5-10 minuti, in modo da ridurre edema e dolore. Manipolazioni, agopuntura, tens, ultrasuoni ed altre terapie fisiche possono essere scelte dal medico per integrare il programma riabilitativo.

Il trattamento chirurgico è indicato per le lesioni complete o nel caso in cui i tendini non rispondano adeguatamente al trattamento riabilitativo. Nel primo caso si provvederà a ricucire i due capi il prima possibile, nel secondo a rimuovere il tessuto degenerato e a praticare un'incisione nel tendine per stimolanre il processo di rigenerazione spontanea. Le moderne tecniche chirurgiche intervengono, dove consentito, staccando un piccolo lembo di muscolo e ribaltando l'estremità mobile sul tendine lesionato. In questo modo si ottiene una guarigione più rapida, grazie allo stimolo esercitato dal tessuto muscolare sui processi di rigenerazione tendinea.

Prevenzione delle tendiniti
Concludiamo questo articolo elencando alcuni consigli per prevenire tendiniti e tendinopatie:

tanto più un muscolo è accorciato e ipertrofico, tanto maggiore sarà il rischio di lesione, per questo motivo è bene iniziare e terminare ogni attività sportiva con qualche esercizio di stretching

anche il riscaldamento iniziale è molto importante per prevenire infortuni di qualsiasi genere

equipaggiamento idoneo, particolare attenzione alle calzature

sapersi ascoltare, concedere al proprio corpo i giusti periodi di recupero

il dolore può essere un campanello d’allarme, se compare è bene riposare o passare ad un’altra attività meno impegnativa

evitare di strafare, dopo un lungo periodo di inattività riprendere gradualmente la pratica sportiva

rispettare la corretta tecnica di esecuzione degli esercizi

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Inserito il - 29 gen 2010 : 22:48:26   Permalink al post Invia a arbatros un Messaggio Privato Aggiungi arbatros alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
LE VARIETA'



Istologia di sarcoma di Kaposi.
I sarcomi si differenziano in base al tessuto da cui hanno origine.
• Tumori del tessuto adiposo
Vengono chiamati lipomi se si tratta di forme benigne. I liposarcomi sono invece sempre maligni e possono trarre origine dovunque nell’organismo ci sia del tessuto adiposo (grasso), anche se la forma più comune si presenta in genere nel retroperitoneo, la parte posteriore della cavità addominale. È più frequente nelle persone tra i 50 e i 65 anni.
• Tumori del tessuto muscolare
Vi sono due diversi tipi di tessuto muscolare nell’organismo umano: i muscoli lisci, che sono per la massima parte disposti in strati sottili nello spessore delle pareti di organi cavi o di canali, come stomaco, intestino, utero e vasi sanguigni (la loro contrazione non è in rapporto con la volontà e viene regolata dal sistema neurovegetativo); i muscoli striati, che sono quelli che compongono la struttura muscolare propriamente detta e che permettono al corpo umano di muoversi (si contraggono sotto l'influenza dei nervi del sistema cerebrospinale e sono sotto il dominio della volontà).
I leiomiomi sono tumori benigni del tessuto muscolare liscio (sono frequenti, per esempio, a livello dell’utero), mentre i leiomiosarcomi sono i relativi tumori maligni. I rabdomiomi sono i tumori benigni del muscolo striato, mentre i rabdomiosarcomi sono l’equivalente maligno. Si formano più spesso a livello delle braccia e delle gambe e sono più frequenti nei bambini che negli adulti.
• Tumori dei nervi periferici
I nervi scorrono all’interno di tutto il corpo umano e possono a loro volta essere sede di formazioni tumorali. Le forme benigne prendono il nome di neurofibromi, schwannomi o neurinomi a seconda del tipo di cellule coinvolte.
Le forme maligne sono gli schwannomi maligni, i neurofibrosarcomi o i sarcomi neurogenici.
Vi sono poi i cosiddetti tumori di Ewing, che contengono diversi tessuti, tra cui anche quelli nervosi. Si tratta di cancri che originano da tessuti embrionali rimasti nell’organismo e sono molto rari nell’età adulta.
• Tumori dei legamenti
I legamenti sono ricoperti da un sottile tessuto chiamato sinovia, che produce il liquido che lubrifica lo scorrimento dei tendini. È da questo tessuto che originano i tumori. Le forme benigne si chiamano tenosinoviti nodulari, mentre quelle maligne prendono il nome di sarcoma sinoviale.
• Tumori dei vasi sanguigni e linfatici
Emangiomi e linfangiomi sono le forme benigne che originano rispettivamente dai vasi sanguigni e da quelli linfatici. Gli emangiosarcomi e i linfangiosarcomi sono, invece, forme maligne. Si sviluppano più spesso in parti del corpo sottoposte a radiazioni (per esempio per precedenti forme tumorali).
Il sarcoma di Kaposi è invece un tumore formato da cellule simili a quelle che rivestono i vasi sanguigni. Un tempo molto raro, oggi è associato frequentemente all’infezione da virus HIV ma anche alle terapie immunosoppressive assunte dai trapiantati, probabilmente perché all’origine del tumore c’è un’infezione da virus.
L’emangioendotelioma è un tumore meno aggressivo dell’emangiosarcoma ma ritenuto comunque una forma maligna. Si sviluppa in genere all’interno di organi come il fegato o i polmoni.
• Tumori dei tessuti perivascolari
Si tratta dei tessuti che circondano i vasi sanguigni. Possono dar luogo a tumori benigni, detti glomi, o maligni, detti emangiopericitomi, che si formano in genere nella parte posteriore della cavità addominale e nelle gambe.
• Tumori dei tessuti fibrosi
I tessuti fibrosi costituiscono i tendini e i legamenti. Le forme tumorali benigne sono i fibromi, gli elastofibromi, le fibromatosi superficiali e gli istiocitomi fibrosi. I fibrosarcomi sono la forma maligna, che colpisce soprattutto tra i 30 e i 55 anni.
Il tumore desmoide è una forma intermedia che non produce metastasi ma che può invadere i tessuti vicini: alcuni ormoni, tra cui gli estrogeni, ne facilitano la crescita.
Il dermatofibrosarcoma protuberans è un tumore tipico dell'età giovanile, si presenta come lesione nodulare alla nuca, tronco e alle estremità prossimali. Ha una crescita lenta ma costante fino a quadri di ulcerazione della cute. Questa formazione tumorale è caratterizzata dalla forte tendenza all'aggressività locale ma solo raramente metastatizza a distanza.
L’istiocitoma fibroso maligno è la forma di tumore dei tessuti molli più frequente a livello degli arti. Più raramente si sviluppa nella parte posteriore dell’addome ed è più comune tra gli adulti che nei bambini.
• Tumori originati da tessuti non identificabili
Talvolta si possono formare tumori all’interno dei tessuti molli ma di origine incerta. I mixomi sono forme benigne che compaiono all’interno del muscolo ma che sono in realtà formati da tessuti che producono muco.
Il mesenchimoma è invece una rara forma maligna in cui sono presenti almeno due o tre tipi diversi di tessuto.
Il sarcoma epitelioide è un’altra forme rara, che si forma a livello della pelle di mani, piedi avambraccia e gambe.
Il sarcoma a cellule chiare si sviluppa invece a livello dei tendini e può essere confuso, talvolta, con il melanoma.
Infine, il tumore desmoplastico a piccole cellule è un sarcoma raro che colpisce adolescenti e giovani adulti, localizzato più spesso nell’addome.

arbatros
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brunodalla
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Inserito il - 29 gen 2010 : 22:48:42   Permalink al post  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di brunodalla Invia a brunodalla un Messaggio Privato Aggiungi brunodalla alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
oddio...fermatelo....

brunodalla
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arbatros



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Inserito il - 29 gen 2010 : 22:50:40   Permalink al post Invia a arbatros un Messaggio Privato Aggiungi arbatros alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
voglio solo essere corretto

arbatros
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Inserito il - 29 gen 2010 : 22:55:49   Permalink al post Invia a arbatros un Messaggio Privato Aggiungi arbatros alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
brunodalla ma tutte quelle stelle sono trofei di sci?

arbatros
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Inserito il - 29 gen 2010 : 23:02:36   Permalink al post Invia a arbatros un Messaggio Privato Aggiungi arbatros alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
devo dirvi grazie mi avete riportato indietro nel tempo. bei tempi .grazie con un pizzico di nostalgia

arbatros
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Inserito il - 29 gen 2010 : 23:56:16   Permalink al post  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di brunodalla Invia a brunodalla un Messaggio Privato Aggiungi brunodalla alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
arbatros ha scritto:

brunodalla ma tutte quelle stelle sono trofei di sci?


si, le mie stellette sono tutti trofei....

adesso però voglio essere io corretto, e anche ufficiale, per così dire.
quello che hai appena fatto è una cosa inutile, oltre che abbastanza stupida. perchè? perchè così hai soltanto ottenuto che nessuno leggerà, perchè troppo lungo. e poi andare su google sono capaci tutti.
ma a fare le ricerche così si commettono anche errori, come hai fatto tu. perchè adesso devi spiegare cosa centra il sarcoma di kaposi (che forse, prima che tu vada su google, non sai neanche che cosa è) con la rottura del tendine. a chi ha aperto la discussione tutto quello che hai postato è di una utilità èpari allo zero. ergo, non sei stato di nessun contributo costruttivo in questa discussione, a chi ha fatto la domanda e al forum.
per cui in futuro evita, o sai di cosa stai parlando, altrimenti lascia che sia l'interessato a farsi la sua ricerca su google

brunodalla
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Inserito il - 30 gen 2010 : 00:02:12   Permalink al post Invia a arbatros un Messaggio Privato Aggiungi arbatros alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
peccato che non ci capiamo.

arbatros
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Inserito il - 30 gen 2010 : 00:24:39   Permalink al post  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di brunodalla Invia a brunodalla un Messaggio Privato Aggiungi brunodalla alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
si, è proprio vero, non ci capiamo proprio.

brunodalla
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Nexus 7
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Inserito il - 30 gen 2010 : 10:00:28   Permalink al post  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Nexus 7 Invia a Nexus 7 un Messaggio Privato Aggiungi Nexus 7 alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Arbatros, per pura curiosità, perché non ci dici che lavoro fai, e quali competenze professionali hai, per poter dire certe cose, che come già ti ho fatto notare, sono quantomeno generiche ed imprecise...
insomma, io "ci ho messo la faccia", ho detto che lavoro faccio e quali sono le mie competenze nel settore, come Bruno, perché non ci ricambi la cortesia?

e per favore, non mettermi altri 10 messaggi di catendpeist da gugol, che le ricerche mediche in internet io le faccio su medline se voglio informazioni di base, e sulle banche dati EBSCO o su Cochrane (uno dei migliori siti di EBM, che tu saprai sicuramente cos'è, e se non te lo ricordassi c'è san gugol) quando cerco notizie precise documentate ed approfondite

il rospo è diventato un principe...
il brutto anatroccolo è diventato un cigno
il bruco è diventato una farfalla...
ma io quando'è che mi trasformo?!?
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magimail
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Inserito il - 30 gen 2010 : 17:39:25   Permalink al post Invia a magimail un Messaggio Privato Aggiungi magimail alla tua lista di amici  Rispondi Quotando
Vedi Nexus, i danni che fanno le serie tipo Dr House, Greys'Anatomy ecc ecc???
L'altro giorno ero in farmacia a prendermi il solito doping (Atenololo....Confesso!!), e una arzilla signora di un 70 anni stava chiedendo alla farmacista se fosse sicura che la bollicina che aveva su un labbro fosse proprio Herpes e non - magari- un LUPUS?
Quanti ne avevano mai sentito parlare, prima di House?

Mauro B.
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